Previdenza

Accolte solo 487mila domande. Il Reddito parte al rallentatore

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di Giorgio Pogliotti , Claudio Tucci

Accolte 487.677 domande di reddito e pensione di cittadinanza, circa un terzo degli 1,3 milioni di nuclei familiari di beneficiari preventivati dal governo. Per giunta, tra le 680.965 istanze lavorate dall’Inps, poco più di un quarto delle richieste (177.422) è stata respinta, mentre per circa 16mila è necessaria un’ulteriore attività istruttoria. Un sistema di controlli ancora parziale che, in attesa di completare le convenzioni con le diverse amministrazioni coinvolte, fa affidamento su verifiche a campione successive all’erogazione delle risorse, sul possesso dei requisiti richiesti per l’accesso al sussidio. A ciò si aggiunga il fortissimo ritardo nella definizione delle politiche attive del lavoro, in capo all’Anpal, per offrire opportunità occupazionali a chi si rivolge ai centri per l’impiego (ancora deve uscire il bando per selezionare i 3mila navigator).

La macchina del reddito e della pensione di cittadinanza è partita, anticipata da un ampio battage di dichiarazioni trionfalistiche del governo, con il vicepremier, Luigi Di Maio, che si è spinto fino ad annunciare «abbiamo abolito la povertà», ma in fase di avvio fa registrare un numero di richieste (806mila) molto al di sotto delle attese. Ne restano in lavorazione circa 125mila, di cui 45mila – assicura l’Inps – verranno definite entro la settimana. Non è ancora noto quante di queste richieste accettate si tradurranno in pensioni e quante in reddito di cittadinanza. Prendendo per buona la stima fatta dal commissario Inps, Pasquale Tridico, è ragionevole aspettarsi che il 75% di domande saranno accettate (con una media di 520 euro per famiglia). Da oggi l’Inps inizierà ad inviare sms o email agli interessati la cui istanza è stata accolta.

Considerando che il reddito di inclusione varato dal precedente governo interessa 462mila nuclei familiari (per un importo medio di 295 euro) che, in parte, potrebbero avere optato per il più generoso Reddito di cittadinanza, il nuovo strumento non sembra aver avuto un grande appeal, almeno nella prima “finestra” dal 6 al 31 marzo. Che, peraltro, prevede requisiti d’accesso più leggeri rispetto alle modifiche restrittive operate in sede di conversione in legge del “decretone” da parte delle due Camere (per gli extracomunitari e i nuclei familiari separati o divorziati), che interesseranno le richieste presentate nella seconda “finestra” dal 6 al 30 aprile. Non a caso, nei giorni scorsi lo stesso ministro Di Maio ha messo le mani avanti preannunciando che «avanzeranno centinaia di milioni di euro» (si veda l’articolo a fianco).

Sul mezzo flop, probabilmente ha inciso un sommerso diffuso, e la paura di chi sfugge a verifiche e controlli, di essere soggetto ad una serie di adempimenti ed obblighi una volta inserito nel programma di reddito di cittadinanza, con il rischio di vedersi comminate sanzioni penali in caso di dichiarazioni mendaci.

Tra le domande presentate, il fatto che solo il 3% provenga dai giovani sembra un segnale che lo strumento viene visto ancora con scarso interesse dal segmento di popolazione con maggiori attese di inserimento lavorativo, considerando che nella fascia d’età sotto i 25 anni l’Italia ha il tasso di disoccupazione del 32,8%, al penultimo posto in Europa (peggio di noi solo la Grecia). Ma proprio la parte non assistenziale della misura è quella più in ritardo: perché se è sicuro che il pagamento della pensione o del reddito di cittadinanza arriverà tra fine aprile e inizio maggio, prima comunque delle elezioni europee ed amministrative del 26 maggio, la parte di politiche attive ancora deve essere definita. Anpal servizi attende che sia ratificata dalla Conferenza Stato Regioni di domani l’intesa sui 3mila navigator per pubblicare sul sito l’avviso di selezione. Ma a fine maggio, quando i percettori del Rdc si recheranno nei centri per l’impiego per siglare il Patto per il lavoro ed ottenere l’assistenza personalizzata (poco meno di un terzo della platea di beneficiari del sussidio, secondo le stime dell’Upb), è molto difficile che troveranno gli organici rafforzati dai 3mila navigator. Saranno accolti dagli attuali 8mila dipendenti delle Regioni che devono farsi carico anche dei disoccupati fuori dal programma di Rdc, già in sotto organico e, nella gran parte dei casi, non formati per i nuovi adempimenti.

Completa il quadro di criticità, il fatto che la campagna informativa del governo ha creato sicuramente grandi aspettative, ma molte persone non sono state messe nelle condizioni di presentare domanda: «Sono stati aboliti i punti di informazione presso i comuni avviati con il Rei, con il risultato che non c’è più un luogo deputato per dare informazioni ed offrire orientamento alle persone più deboli», fa notare Cristiano Gori (portavoce dell’Alleanza contro la povertà).

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