Contrattazione

Patto per il lavoro e gli investimenti

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di Nicoletta Picchio e Giorgio Pogliotti

Appuntamento oggi pomeriggio in Confindustria, per andare avanti sui contenuti del Patto della fabbrica, con l’obiettivo di aumentare l’occupazione, la crescita e gli investimenti, spingendo la produttività delle imprese e quindi la competitività del Paese. Al centro ci saranno anche i temi della rappresentanza, della contrattazione e dell’Europa, anche in vista delle prossime elezioni Ue.

Attorno al tavolo saranno seduti i vertici di Confindustria, Cgil, Cisl e Uil, che proprio ieri si sono ritrovati insieme ad una tavola rotonda per le celebrazioni dei 60 anni del Cnel. «Il confronto ripartirà da molti punti del Patto della fabbrica, ne implementeremo altri», ha detto il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, parlando a margine dell’evento al Cnel ha sottolineato che risedersi al tavolo con l’obiettivo di un Patto per il lavoro «sarà l’occasione di confronto con i tre segretari sindacali, specialmente in questo momento delicato della vita del Paese. Vedremo insieme su quali punti avviare questo nuovo percorso tra industriali e sindacati».

Il segnale politico importante, come Boccia ha ripetuto più volte, è il fatto che le parti sociali riescano a compattarsi e non si dividano, in questa fase complessa in cui la crescita arranca. «Siamo un soggetto politico equidistante dai partiti perché esprimiamo idee, quando non lo faremo più non ci sarà più rappresentanza. I corpi intermedi sono essenziali, siamo orgogliosi del Patto della fabbrica, ha rimesso al centro il lavoro. Arrivarci, dandoci un metodo, non è stato facile. Ci sono voluti 18 mesi, in cui abbiamo convenuto con Cgil, Cisl e Uil che per la delicatezza della situazione economica c’era la necessità di riprendersi una responsabilità, passare dal conflitto al confronto nell’interesse del Paese e non delle categorie, in questo Paese occorre più rispetto della rappresentanza» ha detto Boccia. Come ha sottolineato il presidente del Cnel, Tiziano Treu, «il Cnel che è stato riattivato rappresenta la sede istituzionale dove le parti sociali possono dare il loro contributo alla vita democratica del Paese».

Sul piano dei contenuti oggi si discuterà dell’attuazione dell’accordo sulla rappresentanza: il Patto per la fabbrica prevede che a misurarsi siano anche le associazioni datoriali, oltre ai sindacati. «L’accordo sulla rappresentanza tra le parti sociali non è attuato anzitutto per ritardi ministero del Lavoro, anche il precedente», ha ricordato la leader della Cisl, Annamaria Furlan. Il riferimento è al mancato rinnovo della Convenzione con l’Inps da parte del ministero guidato da Luigi Di Maio sulla misurazione della rappresentanza dei sindacati. In assenza della Convenzione l’Istituto di previdenza non può più elaborare il dato sulla rappresentanza sindacale. Il problema è che a parole sono tutti d’accordo, ma nei fatti le sigle di dubbia rappresentatività, sia sul fronte sindacale che datoriale, hanno fatto pressione per non far attuare l’accordo, per paura di doversi misurare. «Così il governo – ha spiegato il numero uno della Uil, Carmelo Barbagallo – come hanno fatto quelli precedenti, può convocare ai tavoli decine di sigle, anche sindacati di comodo scarsamente rappresentativi». Ragion per cui Confindustria, Cgil, Cisl e Uil sono favorevoli ad una legge che recepisca l’accordo tra le parti sulla misurazione della rappresentanza. In questo contesto al Senato ieri è iniziato l’esame dei Ddl sul salario minimo (si veda l’articolo a fianco). «La migliore risposta – ha detto il leader della Cgil, Maurizio Landini – è attuare la validità erga omnes dei contratti nazionali, in un ragionamento che ridefinisca il perimetro dei contratti e ne preveda la riduzione numerica. Il contratto nazionale ha il vantaggio di non occuparsi solo del minimo tabellare, ma anche del salario “indiretto”, cioé di diritti e tutele».

Sempre sul versante dei contenuti, c’è convergenza tra Confindustria e sindacati sulla riforma fiscale che favorisca il lavoro e l’occupazione giovanile. Il Patto per la fabbrica prevede il taglio del cuneo fiscale per i lavoratori, anche per dare un impulso al rilancio dei consumi. Lo sblocco degli investimenti e la riapertura dei cantieri per piccole e grandi opere, sono considerati una priorità per rilanciare l’occupazione.

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