Previdenza

Pensioni, l’anticipo a 1.300 esodati. Riscatto laurea senza tetti d’età

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di Davide Colombo e Marco Rogari

Con un riscatto a forfait di 2.620 euro per ogni anno di mancata contribuzione, fino a un periodo massimo di otto annualità, poco più di 1.300 lavoratori “esodati” potranno accedere alla pensione anticipata con “quota 100” o con Opzione donna. L’emendamento del governo al decretone da presentare alla Camera è pronto e, sul versante previdenziale, sarà accompagnato da altri ritocchi. Primo fra tutti l’attesa introduzione all’articolo 25, che regola la governance di Inps e Inail, della figura del vice-presidente, che come il presidente entra nel Consiglio di amministrazione composto da cinque membri con la possibilità di svolgere le medesime funzioni del legale rappresentante dell’Istituto in caso di sua assenza o impedimento.

Il governo ha messo a punto un altro correttivo che prevede il ricalcolo della contribuzione aggiuntiva di cui beneficiano attualmente i sindacalisti riducendone la portata ai fini della valorizzazione della pensione futura: varrà solo per chi si trova nel regime misto e con un’anzianità contributiva al 1992. La stretta non sarà retroattiva.

Già presentato dalla Lega è poi l’emendamento con cui verrà eliminato il tetto anagrafico dei 45 anni per il riscatto agevolato della laurea. La misura continuerà a valere solo per chi non ha versamenti contributivi prima del 1996. Ieri intanto, con il limite dei 45 anni attualmente previsto nel decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale, l’Inps ha diffuso la circolare che di fatto dà il via alle domande. Sarà possibile fino al 2021 chiedere anche il riscatto di altri periodi, fino a cinque anni, non soggetti a obbligo contributivo (come ad esempio l’aspettativa non retribuita). Potranno fare domanda per riscattare la laurea con un onere agevolato (poco più di 5.200 euro per ogni anno secondo i calcoli dei consulenti del lavoro) solo coloro, come detto, che non hanno contributi versati prima del 1996, non hanno altre pensioni e sono iscritti all’assicurazione generale obbligatoria (dipendenti, autonomi o gestione separata).

Con tutta probabilità i ritocchi del governo saranno presentati la prossima settimana in Commissione Lavoro, alla Camera, dove già ieri sono state depositate circa 800 proposte di modifica dei gruppi parlamentari sia sulle pensioni sia sul reddito di cittadinanza, una cinquantina delle quali provenienti dalla maggioranza. Tra queste ultime c’è anche l’emendamento M5S che cancella la finestra di posticipo di tre mesi per il pensionamento dei lavoratori impegnati in attività gravose. I 200 milioni l’anno necessari per rendere operativa questa misura verrebbero recuperati “pescando” dal fondo per interventi strutturali di politica economica.

La Lega invece insiste con lo sconto di 4 mesi per ogni figlio sui requisiti di pensionamento di vecchiaia o anticipato delle lavoratrici che si ritireranno con il sistema misto (per un massimo di 12 mesi). Si tratta di un ritocco analogo a quello già presentato senza successo al Senato. Sempre dal Carroccio arrivano la correzione che consente agli statali al lavoro dal 1996 di riscattare fino a un massimo di 5 anni di periodi di aspettativa non retribuita e l’emendamento per prorogare il pensionamento dei magistrati della Corte dei conti con l’obiettivo di sopperire alle carenze d’organico della Corte dei conti. Nell’ambito del rafforzamento delle misure dei disabili la Lega punta anche a concedere la pensione di cittadinanza anche agli ultra 67enni che convivono «esclusivamente con una o più persone in condizione di disabilità grave o non autosufficienza». La partita a Montecitorio sulle nuove modifiche al decretone entrerà nel vivo la prossima settimana. L’approdo in Aula del testo è previsto per il 18 marzo, ma probabilmente i tempi si allungheranno. Non a caso il sì finale dell’Aula del Senato, dove il Dl dovrà tornare per un ultimo passaggio, è stato calendarizzato tra il 26 e il 28 marzo a ridosso della scadenza del decreto (29 marzo).

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