Adempimenti

Cuneo fiscale, costo del lavoro

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Agire sulla detrazione per reddito di lavoro
Qualora , per aumentare il netto della busta paga dei dipendenti , si optasse per la riduzione delle imposte, tecnicamente l'operazione potrebbe essere abbastanza semplice. Si potrebbe infatti , senza modificare lo scaglione delle aliquote, incidere sulla detrazione prevista per il reddito di lavoro dipendente. Attualmente la detrazione è composta da un importo decrescente in funzione del livello di reddito , che spetta fino a 55.000,00 euro, più un importo fisso uguale per tutti , (gli 80 euro di Renzi) anche se quest'ultimo tecnicamente è un credito
di imposta più che una detrazione. Anche il bonus Renzi non spetta a tutti , ma solo per chi ha reddito non superiori
a 28.000,00 euro.

A seconda dell'obiettivo che si vorrà raggiungere (selettivo o generalizzato), si potrà aumentare la detrazione decrescente, incrementando l'importo ed eventualmente ampliando la fascia di reddito in relazione alla quale spetta . Se l'obiettivo è di aumentare il netto a tutti i lavoratori bisognerà invece optare per una detrazione fissa, o aggiungerla a quella decrescente. Infine si potrebbe, dal punto di vista fiscale, continuare a puntare sulla detassazione dei premi e sulla detassazione delle politiche di welfare apportando variazioni che consentano di usufruirne a una platea di lavoratori più vasta di quella attuale, soprattutto per i dipendenti di piccole imprese. Questa politica infatti ha il pregio, per quanto riguarda i premi, di incoraggiare l'incremento della produttività e dell'efficienza in azienda e per quanto riguarda le politiche di welfare di aiutare i lavoratori a fruire di servizi non facilmente reperibili, anche per le difficoltà dello Stato di offrirli in tempi e modalità ragionevoli. In questo caso, tra l'altro, si annulla il cuneo dal momento che il valore del servizio fruito coincide con il costo a carico dell'impresa.
(Nevio Bianchi)


Intervenire sulle contribuzioni minori
Volendo intervenire in materia di riduzione del cuneo contributivo si deve adottare una misura volta ad alleviare il costo del lavoro. Non si tratterebbe, in realtà, di una novità in senso assoluto. Già in passato (2001 e 2006), i governi si sono mossi in tal senso, dando luogo a una riduzione dei cosiddetti “oneri impropri”. Detto che l'intervento non deve alterare l'impianto del sistema pensionistico, va rilevato che l'operazione dovrebbe presentare carattere di generalità e, quindi, anche se la riduzione fosse subordinata al rispetto di determinati criteri premianti di accesso, la misura dovrebbe riguardare tutti gli ambiti economico-produttivi. La sfera di operatività potrebbe essere circoscritta al solo settore privato.

Non ritenendo possibile modificare le entrate relative alla gestione pensionistica che assicura, peraltro, un trattamento differito nel tempo, né quelle connesse agli ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro (la Cigo perché non generalizzata e i Fondi di solidarietà settoriali in quanto la relativa aliquota di finanziamento non può essere ridotta per espressa previsione legislativa), i possibili target sembrerebbero rimanere quelli riferiti alla gestione prestazioni temporanee e, in particolare, dando precedenza alle contribuzioni Cuaf, maternità e Naspi, già oggetto di precedenti interventi di analogo tenore. Va, infine, osservato che qualunque sia l'entità del taglio che si vorrà operare, la misura della prestazione deve rimanere inalterata.
(Antonino Cannioto e Giuseppe Maccarone)

Adeguare gli oneri alle prestazioni
Volendo ridurre il costo contributivo che grava prevalentemente sul datore di lavoro si dovrebbe escludere di toccare l'aliquota per il fondo pensioni, dal momento che le esigenze finanziarie per questo tipo di prestazioni sono imponenti, da ultimo anche per effetto della normativa su quota 100 e quindi non è ragionevole una sua riduzione. Restano le cosiddette contribuzioni minori, sulle quali qualche dubbio sulla esistenza di una corrispettività tra contributi pagati e prestazioni erogate è legittimo. È noto, infatti, che la Cassa assegni familiari sia in attivo. Dovrebbe essere in attivo anche la Cassa per l'indennità di malattia, se è vero che in occasione del rinnovo contrattuale del 2011 nel settore terziario era stato deciso ( la legge allora lo consentiva) che le imprese non avrebbero più pagato il contributo all'Inps e si sarebbero fatte carico del pagamento dell'indennità . Evidentemente per le imprese è più oneroso pagare il contributo che farsi carico direttamente del pagamento dell'indennità. C'è poi qualche contributo cosiddetto “di solidarieta” introdotto in tempi passati, che è quasi un contributo a fondo perduto perché non comporta vantaggi a favore dei dipendenti, ma costituisce un onere sia per le aziende che per i dipendenti .

Per fare però questa verifica sulla corrispettività tra contribuzione e prestazione erogata sarebbe utile e necessario effettuare una profonda revisione e semplificazione del regime contributivo delle imprese. Esistono più di 100 tabelle contributive per altrettanti gruppi di aziende, con differenze minime l'una dall'altra e queste differenze, nate in momenti storici particolari, sicuramente oggi non sono più attuali. La semplificazione aiuterebbe a monitorare il rapporto tra contributi e prestazioni e consentirebbe di fare scelte corrette sulla revisione degli oneri contributivi. (Nevio Bianchi)

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