Rapporti di lavoro

Il faro dei consulenti per l’impresa in assetto anti-rischi

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di Antonello Cherchi

Nonostante l’obbligo sia scattato circa tre mesi fa, il cantiere delle aziende alle prese con l’adeguamento degli assetti organizzativi in chiave anti-crisi è più che aperto. C’è ancora da mettere bene a fuoco la materia e, soprattutto, metabolizzare le finalità del riassetto, che va inserito nel più generale quadro della riforma portata dal decreto legislativo 14 di quest’anno, il codice della crisi d’impresa. Ecco perché il lavoro dei consulenti - in particolare dottori commercialisti e avvocati - si fa serrato. A loro si rivolgono gli imprenditori per capire meglio la natura degli «adeguati assetti organizzativi» richiamati dall’articolo 375 del codice. Norma da leggere insieme ad altre: in particolare l’articolo 13 sugli indicatori della crisi e il 14 sull’obbligo della segnalazione di disequilibri economico-finanziari da parte degli organi di controllo.

In autunno gli indici

Questo perché gli adeguati assetti, a cui le imprese sono obbligate a metter mano da metà marzo scorso, saranno poi funzionali per la lettura degli indicatori della crisi che il Cndcec (Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili) sta mettendo a punto. «Stiamo facendo i test su circa 800mila società - spiega Andrea Foschi, consigliere nazionale del Cndcec - e in autunno usciremo con gli indicatori, in modo che le imprese possano iniziare a confrontarcisi prima della chiusura del bilancio di quest’anno. Si tratta di indici che, insieme ad altri, serviranno per far scattare gli alert sulla crisi. Va, però, sgombrato il campo da un possibile equivoco: non si tratterà di una formula magica. La responsabilità degli imprenditori e degli organi di controllo resta imprescindibile».

Ecco perché le aziende devono convincersi della necessità di un salto di qualità, che è anche culturale. «Soprattutto quelle medio-piccole - sottolinea Carlo Orlando, consigliere del Cnf (Consiglio nazionale forense), dove coordina la commissione su procedure concorsuali, crisi d’impresa e sovraindebitamento - devono cambiare impostazione e abituarsi a monitoraggi più frequenti e a prestare maggiore attenzione all’indebitamento. A breve il Cnf licenzierà un documento sugli adeguati assetti organizzativi e anche un commentario al codice».

Il ruolo dei consulenti

Utili ausili per chi deve assistere le imprese. È attesa, infatti, una crescita della domanda di consulenza. «In particolare quella esplorativa - afferma Pier Danilo Beltrami, partner dello studio legale Lombardi e Associati -. Le imprese chiedono lumi sulle novità del codice. Uno dei nostri input è che con la riforma le ristrutturazioni d’azienda diventano più difficili. Dunque, è necessario prevenire. Atteggiamento che le imprese medio-grandi in parte già hanno, mentre le medio-piccole, abituate a forme di organizzazione più tradizionali, devono introdurre nel loro assetto qualcosa di nuovo».

E questo significa investire tempo e denaro. «Uno sforzo - commenta Fabrizio Masinelli, tesoriere del gruppo Panini e presidente di Aiti (Associazione italiana tesorieri d’impresa) - che non solo previene gli stati di crisi, ma soprattutto permette all’azienda di continuare l’attività, salvaguardando posti di lavoro. I primi segnali sono confortanti: anche nelle realtà medio-piccole si dà sempre più spazio a settori come la tesoreria, che porta con sé, per esempio, il concetto di pianificazione. Avere un orizzonte d’azione di almeno sei mesi è già importante per evitare improvvisi passi falsi».

«In tutto questo lavoro di adeguamento - conclude Foschi - ciò che bisogna tenere presente è la proporzionalità: una piccola azienda non può avere gli stessi assetti organizzativi di una società quotata».

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