Previdenza

Da quota 100 dote di 4 miliardi. Finestra chiusa già nel 2020

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di Davide Colombo e Marco Rogari

Le domande per «Quota 100» arrivate all’Inps sono «circa la metà» del previsto. E la maggiore spesa previdenziale potrebbe ridursi fino a 4 miliardi nel 2020. Lo ha detto ieri il presidente Pasquale Tridico, in singolare coincidenza con il discorso con cui Giuseppe Conte ha chiesto la fiducia al Parlamento per il nuovo governo giallorosso. Ieri Inps ha anche diffuso nuovi dati sulle domande per l’anticipo con 62 anni e 38 di contributi: sono cresciute del 20% negli ultimi tre mesi, per arrivare a 176mila. Oltre il 60% delle richieste arriva da lavoratori con un’età media tra i 64 e i 65 anni e conferma, in prospettiva, un “tiraggio” inferiore di circa il 30% sul totale di 290mila pensionamenti aggiuntivi per il 2019 previsti al momento del varo del decreto di gennaio.

Intanto nella maggioranza, in vista della manovra di ottobre, proseguono le valutazioni su un possibile restyling di «Quota 100», misura che il premier ieri non ha mai citato nel discorso della fiducia e neppure in sede di replica, mentre ha confermato la continuità del reddito di cittadinanza. I primi veri incontri tecnici al Mef cominceranno in settimana, anche perché l’orientamento che il nuovo governo deciderà di adottare sul delicato fronte della spesa pensionistica andrà certificato già nella Nota di aggiornamento al Def, attesa per il 27 settembre. Ma con il trascorrere delle ore già sale l’opzione dello stop anticipato di un anno (a fine 2020) della sperimentazione triennale prevista dalla legge di Bilancio gialloverde.

Più complessa la situazione per la manutenzione da avviare eventualmente il prossimo anno. I Cinquestelle appaiono abbastanza freddi di fronte a un restringimento della platea di pensionandi ma non sembrano chiudere del tutto all’eventuale stop anticipato. Anche se ieri il capogruppo alla Camera, Francesco D’Uva, ha affermato che «Quota 100» non si tocca perché faceva parte, insieme al Reddito di cittadinanza, del programma elettorale del Movimento.

Nel Pd c’è chi, invece, non esclude la reintroduzione dell’adeguamento automatico all’aspettativa di vita sui pensionamenti anticipati (oggi congelato a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 e 10 mesi per le donne fino al 2026; ai primi di giugno erano state presentate domande di anticipo con questo canale da 81mila e 500 lavoratori).

Tra le ipotesi anche l’innalzamento di uno dei due requisiti attuali di «Quota 100». Il tutto in cambio di una messa a regime dell’Ape sociale, misura di anticipo pensionistico per la quale verrebbe ampliata la platea attuale (a giugno erano state solo 9.374 le domande presentate), così come per gli anticipi agevolati dei lavoratori usuranti e gravosi. Un punto fermo è poi un’ulteriore proroga di Opzione donna, visto che «Quota 100» s’è rivelata una finestra molto maschile: il 73% delle domande è da parte di lavoratori.

Per finire con il varo delle nuove misure pensionistiche «di garanzia» per i giovani con carriere discontinue, prevista dal programma di governo. Sulle pensioni l’attenzione dell’Ue continua ad essere massima. E a confermare che è su questo dossier che si concentreranno le scelte decisive è stato, ieri, anche il Pd Pier Carlo Padoan: «Quota 100 è una misura che io ho sempre ritenuto dannosa e dovrà essere gradualmente eliminata per essere rimpiazzata da misure che funzionano meglio».

Sullo sfondo degli interventi correttivi resta apertissima la partita della governance di Inps e di Inail. La nomina dei consigli di amministrazione e dei vicepresidenti è tutt’altro che chiusa ed è probabile che la nuova maggioranza voglia riconsiderare, almeno in parte, i nomi indicati dal vecchio esecutivo. L’ipotesi più probabile, se non si trovasse un’intesa a breve, è quella di tornare ai commissariamenti, attribuendo per questa via pieni poteri a Pasquale Tridico, e chiarendo la procedura in corso per l’insediamento all’Inail di Franco Bettoni al posto di Massimo De Felice, il cui mandato scade l’anno venturo.

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