Adempimenti

Residenza e auto, controlli ancora sulla carta

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di Giorgio Pogliotti

Per la “fase 1” del reddito di cittadinanza, quella relativa all’erogazione del sussidio, sono stati rispettati i tempi di pagamento, ma c’è un punto debole: quello dei controlli. Possibili in modo puntuale solo sui requisiti patrimoniali e reddituali richiesti, perchè si tratta di informazioni contenute nella banca dati dell’Agenzia delle Entrate. Per tutti gli altri criteri d’accesso, invece, è previsto un ampio ricorso all’autocertificazione, con controlli su base campionaria successivi al pagamento del sussidio.

In particolare le carenze riguardano la parte anagrafica, ovvero la residenza in Italia (per avere il Rdc bisogna essere residenti da almeno 10 anni, di cui gli ultimi due in modo continuativo) e lo stato di famiglia, il cui controllo è a carico dei comuni. In assenza dell’anagrafe dei comuni, si procede con l’autocertificazione, come per le altre forme di sostegno pubblico. Carenze anche sui capitolo controlli sui “beni durevoli”: nessun componente del nucleo familiare deve essere intestatario di auto immatricolate nei sei mesi antecedenti la richiesta, di cilindrata oltre i 1.600 Cc, o moto oltre i 250 Cc immatricolate nei due anni precedenti.Ma mancando la convenzione con l’Aci si procede in autocertificazione. Lo stesso vale per il possesso di imbarcazioni che preclude il diritto ad ottenere il reddito di cittadinanza.

L’aver fatto partire il Rdc senza aver completato le convenzioni con le amministrazioni competenti, espone al rischio che molti possano impropriamente beneficiare dell’integrazione al reddito. Sono previste pene molto severe per chi dichiarando il falso ottiene il sussidio - si rischia il carcere da 2 a 6 anni-, ma è ancora presto per valutare l’azione di contrasto anti “furbetti”.

Ci sono poi due “criticità” evidenziate dalla relazione annuale della Banca d’Italia: l’integrazione al reddito può raggiungere i 780 euro mensili per un single in affitto e diminuisce all’aumentare del reddito da lavoro. Ciò «potrà scoraggiare l’accettazione o la prosecuzione di rapporti di lavoro precari e non particolarmente remunerativi», ammoniva a inizio giugno Bankitalia. In corrispondenza con le vacanze, molti imprenditori hanno denunciato la difficoltà a reperire il personale, soprattutto nel turismo e nella ristorazione. Denunce fatte anche negli anni passati, ma questa volta sulle carenze di personale può aver inciso l’entità del sussidio.

Resta poi da capire quanta parte dei 5 milioni di poveri assoluti saranno intercettati dal Rdc che finora è stato erogato a 674mila nuclei familiari (1,9 milioni di persone, secondo prime stime) per un importo medio di 540 euro (tra questi anche 81mila pensioni di cittadinanza da 210 euro medie). Da aprile è stato cancellato il reddito di inclusione introdotto dal governo Gentiloni, che è andato a 462mila famiglie (1,3 milioni di persone), per un importo medio mensile di 296 euro (309 nel Mezzogiorno). L’Inps non ha fornito i dati su quanti percettori del Rei figurano tra i beneficiari del Rdc che è più selettivo del Reddito di inclusione, soprattutto nei confronti dei cittadini stranieri (il Rei prevedeva due anni di residenza). Si stima siano esclusi dalla platea degli aventi diritto circa 90mila nuclei che avrebbero avuto il Rei. Per la Banca d’Italia la platea dei beneficiari del Rdc coincide solo in parte con quella dei poveri assoluti: tra questi il 6% non rispetterebbe il requisito di residenza, il 35% non sarebbe in possesso dei requisiti reddituali e patrimoniali. Nel Mezzogiorno beneficia del Rdc il 72% dei poveri assoluti, al Centro il 57% e al Nord il 45%.

Guardando alla “Fase 2”, quella delle politiche attive, sono sostanzialmente due gli obblighi fissati dalla legge: i percettori del Rdc considerati “occupabili” devono dichiarare l’immediata disponibilità a lavorare entro un mese dal riconoscimento del sussidio (il 96% ha già la «Did»). L’altro obbligo consiste nella convocazione nel centro per l’impego entro 30 giorni dal riconoscimento del beneficio, con un sms o una email. Ma non esiste un termine entro il quale gli operatori dei Cpi sono tenuti a convocare i beneficiari, si potrà fissare l’appuntamento anche dopo mesi, rispettando la legge. Lecito aspettarsi che i centri più virtuosi si muoveranno prima, quelli meno attenderanno più tempo.

C’è poi la mobilitazione del personale precario di Anpal Servizi che impiega 530 collaboratori e 137 contratti a tempo determinato, molti provengono da Italia Lavoro e sono in servizio da 10-15 anni. I sindacati hanno scioperato per chiedere un piano di stabilizzazioni, il presidente di Anpal, Mimmo Parisi, è convinto di poterne stabilizzare 400 se si troverà una condivisione degli obiettivi nel nuovo piano industriale. La mobilitazione rischia però di avere contraccolpi negativi, visto che il personale di Anpal servizi dovrà formare a fine mese i navigator e affiancare poi i dipendenti dei centri per l’impiego.

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