Contrattazione

Siglato il contratto quadro sui comparti nel pubblico impiego

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di Fabrizio Bonalda

Firmato il 13 luglio 2016 all'Aran il Ccnq che ridefinisce i comparti nel pubblico impiego.
L'accordo termina la trattativa avviata alcuni mesi fa a seguito degli indirizzi impartiti all'Aran da governo e comitati di settore.

È un accordo importante che introduce cambiamenti rilevanti nell'assetto del sistema contrattuale. L'intesa, in realtà, attua la riforma decisa ancora nel 2009 con il decreto Brunetta (Dlgs 150/2009 il cui articolo 54 modificava l'articolo 40, comma 2, del Dlgs 165/2001), in base alla quale i comparti possono arrivare al massimo a 4, a cui corrispondono altrettante aree dirigenziali. La novità avrebbe dovuto trovare applicazione immediata ma, a causa della crisi della finanza pubblica, la contrattazione del pubblico impiego è stata bloccata a più riprese fino a quando la Corte costituzionale, con la sentenza 178/2015, ha dichiarato l'illegittimità di tali disposizioni, facendo pertanto ripartire il processo di rinnovo dei contratti collettivi di lavoro dei dipendenti pubblici.

Se, da un lato, il nuovo sistema contrattuale con il passaggio da 11 a 4 comparti è più semplice e lineare, dall'altro la necessità di scrivere regole comuni per categorie eterogenee che in passato avevano un contratto ad hoc, non sarà un'impresa facile. Per questo motivo la strada scelta è quella di un doppio binario contrattuale con l'obiettivo di approvare:
a) una parte comune riferita a tutte le amministrazioni appartenenti al comparto;
b) delle parti o sezioni speciali per disciplinare quegli aspetti specifici non immediatamente uniformabili.

Vediamo quali sono i nuovi comparti:
• funzioni centrali (247.000 occupati), nel quale confluiscono gli attuali comparti ministeri, agenzie fiscali, enti pubblici non economici, enti indicati dall’articolo 70 del Dlgs 165/2001;
• funzioni locali (457.000), che conserva il perimetro del vecchio comparto Regioni autonomie locali;
• istruzione e ricerca (1.111.000), dove c'erano scuola, accademie e conservatori, università, enti pubblici di ricerca;
• sanità (531.000), che non muta sostanzialmente la sua fisionomia.

In stretto collegamento con i quattro comparti, l'Accordo ha anche operato una ridefinizione delle aree dirigenziali. Nello specifico:
• area delle funzioni centrali (6.800), comprendente i dirigenti delle amministrazioni che confluiscono nel comparto Funzione centrali, cui si aggiungono i professionisti e i medici degli enti pubblici non economici;
• area delle funzioni locali (15.300), nel quale trovano collocazione i dirigenti degli enti del comparto funzioni locali; i dirigenti amministrativi, tecnici e professionali degli enti ed aziende del comparto sanità; i segretari comunali e provinciali;
• area dell'istruzione e della ricerca (7.700), comprendente i dirigenti del comparto istruzione e ricerca;
• area della sanità (126.800), all'interno del quale sono collocati i dirigenti degli enti ed aziende del comparto Sanità, ad eccezione dei dirigenti amministrativi, tecnici e professionali.

L'accordo ha inteso semplificare l'assetto attuale salvaguardando comunque talune differenze che caratterizzano il sistema amministrativo. In tale ottica è stata mantenuta la distinzione tra Pa centrale e quella regionale e locale e si è tenuto conto del nuovo profilo dell'organizzazione amministrativa, disegnato nell'ambito della riforma della pubblica amministrazione, recentemente varata dal governo. Per accompagnare la transizione al nuovo assetto contrattuale, le parti hanno stabilito una breve finestra temporale all'interno della quale i sindacati potranno realizzare processi di aggregazione o fusione. Si tratta di una previsione che intende agevolare il percorso verso il nuovo assetto della rappresentatività sindacale del pubblico impiego.

In ogni caso la vera partita dei rinnovi inizia ora: al governo l'iniziativa di elaborare una proposta per l'utilizzo della dote di 300 milioni autorizzati con l'ultima manovra ai quali si aggiungeranno i fondi che dovranno essere reperiti autonomamente da regioni ed enti locali.

Staremo a vedere se, soprattutto per quanto riguarda i comparti più interessati dagli accorpamenti, vale a dire istruzione e ricerca e funzioni centrali, le organizzazioni sindacali riusciranno ad aggregarsi e ad accordarsi pacificamente o si presenteranno ai tavoli Aran divisi e con la perdita delle frange sotto il 5 per cento.

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