Adempimenti

Rottamazione, calendario al restyling

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di Marco Mobili e Giovanni Parente

Un’alchimia legislativa per riscrivere il calendario della rottamazione . Arriva la conferma delle due vie per spostare in avanti il termine della sanatoria per la quale scadono i termini di adesione il prossimo 31 marzo. Oggi il Consiglio dei ministri esaminerà un decreto legge per far entrare immediatamente in vigore lo spostamento al 21 aprile della data per presentare le domande della definizione agevolata. Una misura adotatta anche per il crescente numero di contribuenti che si stanno recando agli sportelli di Equitalia negli ultimi giorni (come documentato ieri su queste colonne) per ottenere informazioni e perfezionare la richiesta di accesso alla sanatoria. Il decreto si limiterà a prevedere solo lo spostamento di questa data. Per il differimento del termine entro cui Equitalia dovrà fornire al contribuente il dettaglio sugli importi dovuti nell’unica o nelle rate scelte (fino a un massimo di cinque) entrerà in gioco l’emendamento inserito nella conversione in legge del decreto terremoto. Il provvedimento, che ieri ha incassato il primo via libera dell’Aula della Camera e ora passerà all’esame del Senato, prevede, infatti, lo spostamento dal 31 maggio al 15 giugno della data entro cui l’agente della riscossione dovrà presentare il conto. Non solo, l’emendamento Sottanelli introdotto in commissione Ambiente e “validato” dall’assemblea di Montecitorio ha anche stabilito lo spostamento di un anno di tutti i nuovi termini di adesione alla rottamazione per i residenti nei Comuni colpiti dal sisma del Centro-Italia. Allo stesso tempo ha fornito un’interpretazione autentica sul controverso caso dell’applicazione della sanatoria anche ai contributi delle Casse previdenziali. La soluzione adottata stabilisce che sono rottamabili le cartelle relative ai contributi non versati dalle Casse di previdenza (si veda l’altro approfondimento).

Attenzione, però. La riscrittura del calendario non riguarda assolutamente le scadenze per i versamenti legati alla rottamazione. Non a caso, infatti, il decreto legge con la proroga secca al 21 aprile viene definito un provvedimento “a perdere” nella tecnica legislativa (e quindi destinato a non essere convertito) per evitare di riaprire il dibattito parlamentare su tutto il capitolo della riscossione, in particolare sulla tenuta del gettito atteso dalla sanatoria ai fini dei saldi dell’ultima legge di bilancio. Il piatto forte degli incassi dovrà arrivare già nel 2017 con le prime tre rate in scadenza a luglio, settembre e novembre. Qui le previsioni sono di ottenere 2,3 miliardi di euro. I successivi due versamenti (in scadenza ad aprile e settembre 2018) dovranno portare il conto finale a 4,1 miliardi (considerata anche la coda di 300 milioni stimata dalla Ragioneria nel bollinare le norme del Dl 193/2016).

Resta aperto, invece, il fronte del documento unico di responsabilità contributiva (Durc) . Il Governo si era impegnato a intervenire dopo il voto all’unanimità della commissione Finanze della Camera a una risoluzione presentata dal Movimento 5 Stelle. La richiesta era quella di rilasciare un’attestazione temporanea alle imprese che fanno la domanda di rottamazione senza dover attendere il versamento della prima o unica rata, come invece avviene adesso alla luce di un’interpretazione fornita dall’Inps. Una posizione penalizzante per i soggetti interessati, che di fatto implica la mancata possibilità di partecipare agli appalti pubblici. Dall’Esecutivo arriva la conferma che l’impegno preso in commissione Finanze sarà mantenuto all’interno del decreto enti locali atteso in Consiglio dei ministri per la prossima settimana.

Come cambiano le scadenze

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