Previdenza

Donne e disoccupati «lunghi», sgravi a 6 mesi

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di Manuela Perrone

Cinquecento euro. È questo l’importo medio mensile per beneficiario del reddito di cittadinanza calcolato dal ministero del Lavoro. Che ha trasmesso all’Economia la prima bozza del decreto legge: circa venti articoli, sui quali i tecnici della Ragioneria generale dovranno dire la loro. Verificando se è corretto il “risparmio” di spesa di 2,25 miliardi (sui 9 totali del Fondo in manovra) stimato per il 2019 grazie alla partenza dei primi assegni dal 1° aprile.

Tra le novità dell’ultim’ora c’è la previsione di sei mensilità, sotto forma di sgravio, alle imprese che assumono non solo donne, ma anche disoccupati di lungo periodo (oltre i 24 mesi). Confermate le tre mensilità per tutte le altre assunzioni di beneficiari e le 100 ore di formazione gratis.

La platea potenziale è quella nota: 5 milioni. Restano il requisito base per l’accesso (Isee fino a 9.360 euro) e i criteri per l’integrazione al reddito, sempre fino a un massimo di 9.360 euro annui: fino a 30mila euro di capitale immobiliare oltre alla prima casa, patrimonio mobiliare entro i 10mila euro per famiglie con più figli. Maggiorato, novità dell’ultim’ora, di 5mila euro per i disabili. La quota affitto di 300 euro va aggiunta, nel limite di 780 euro per un single, o tolta, se la casa è di proprietà. I coefficienti per stabilire di quanto cresce l’assegno in base al numero dei componenti del nucleo familiare sono fissati a 0,2 in più per ogni adulto e 0,4 in più per ogni minore. Nell’ipotesi estrema di una famiglia di due disoccupati in affitto con quattro figli l’assegno arriverebbe alla cifra record di 18mila euro annui.

Il cavallo di battaglia del M5S rimane al centro delle polemiche. Colpa dell’annuncio, una settimana fa, del vicepremier Luigi Di Maio: «Ho già dato mandato di stampare le prime cinque o sei milioni di tessere elettroniche». Una fuga in avanti, corretta ieri. «Non c’è nessun giallo: da due settimane ho dato ordine al mio staff di lavorare con Poste per tutto, inclusa la stampa delle tessere», ha spiegato il leader M5S da Bruxelles, dove ha di nuovo incontrato la commissaria alle Politiche sociali, Marianne Thyssen, che gli ha ribadito l’impossibilità di ricorrere al Fse per finanziare il reddito minimo. Ma giallo ha chiamato giallo, con il Pd che è insorto in commissione Bilancio alla Camera tentando invano di ottenere informazioni dalla sottosegretaria all’Economia, Laura Castelli. Risultato: sia il dem Michele Anzaldi sia il Codacons hanno presentato esposti all’Anac di Cantone per ottenere chiarezza sul ruolo di Poste e sull’eventuale esigenza di una gara.

Quello che sembra definirsi, in ogni caso, è un doppio binario per le misure bandiera dei due partiti di maggioranza: le pensioni con quota 100 potrebbero finire negli emendamenti alla manovra, il reddito dovrebbe viaggiare per decreto. Il nodo sono i tempi. Il ministro Fraccaro ha annunciato la possibile fiducia sulla manovra, attesa lunedì in Aula. La trattativa con l’Europa dovrà procedere spedita, se si vuole sventare la procedura d’infrazione. Chiarendo il destino dei famosi “decimali” (lo 0,2% o più recuperato da quota 100 e reddito). Il 2,4% «non è nei 10 comandamenti», ha ribadito il vicepremier leghista Matteo Salvini. Parole distensive, secondo il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, che però ha avvisato: «Il punto debole non è l’aggiustamento di qualche decimale, ma l’impatto della manovra sull’economia reale: quanta più occupazione genera a partire dai giovani, quanta crescita crea accelerando investimenti pubblici e privati».

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