Previdenza

Per «quota 100» 4 miliardi. Il taglio sale a sorpresa a 2,7

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di Giorgio Pogliotti

Sforbiciata di 2,7 miliardi per “quota 100” che partirà per i privati ad aprile e per i dipendenti pubblici ad ottobre: la manovra conferma le scadenze con una revisione al ribasso dei fondi, scesi da 6,7 a 4 miliardi per il 2019. Sempre sul fronte previdenziale, inoltre, è prevista una rivalutazione parziale delle pensioni all’inflazione che penalizza gli assegni più elevati, nei prossimi quattro anni. E sale da 90mila a 100mila euro la soglia oltre la quale scatteranno i prelievi di solidarietà.

Iniziamo da “quota 100” che sarà valida solo per il prossimo triennio. Chi ha 62 anni di età e 38 di contributi potrà andare in pensione fino a cinque anni prima rispetto ai requisiti di anticipo (42 anni e 10 mesi anche nel 2019) o di vecchiaia (67 anni): il governo stima che a farlo sarà l’85% degli aventi diritto, considerando il disincentivo del divieto di cumulo tra pensione e reddito da lavoro sopra i 5mila euro e fino a un massimo di 5 anni. Dunque 315mila persone nel 2019, di cui circa 160mila del settore pubblico, anche se molti tecnici hanno giudicato questa previsione del governo “al ribasso”, e si attendono un’adesione più ampia, visto che “quota 100” ha una durata triennale.

Come clausola di garanzia, si prevede che le finestre trimestrali di posticipo del pensionamento dei beneficiari di “quota 100” possano allungarsi di ulteriori tre mesi, se le domande dovessero superare le previsioni. Le “finestre mobili” trimestrali valgono sia per i dipendenti privati che per gli autonomi, per i dipendenti pubblici sono invece semestrali.

Quanto al meccanismo di indicizzazione delle pensioni, resta su cinque fasce; il recupero è pieno solo per le pensioni fino a tre volte il minimo (1.530 euro lordi al mese). La perequazione si ferma al 95% sulla quota di pensione compresa tra 3 e 4 volte il trattamento minimo Inps; al 80% sulla quota compresa tra 4 e 5 volte; 60% tra 5 e 6 volte; 50% sopra 6 volte il minimo. Questo meccanismo di raffreddamento delle indicizzazioni, rispetto all’attuale nelle previsioni del governo garantirà una minore spesa per 253 milioni (2019), 745 milioni (2020) e 1.228 milioni (2021).

Confermato il prelievo di solidarietà, per i prossimi cinque anni, sulle pensioni più elevate. Il prelievo parte da 100mila euro lordi l’anno (anziché da 90mila), ovvero per assegni da circa 5mila euro al mese. In cinque scaglioni, i prelievi vanno dal 15% fino al 40% sugli assegni superiori, rispettivamente, ai 100mila e ai 500mila euro lordi l’anno.

In particolare il taglio sarà del 15% per la parte eccedente degli assegni da 100mila a 130mila euro lordi l’anno. Stretta del 25% per la parte eccedente 130mila euro e fino a 200mila euro. Taglio del 30% per la parte eccedente 200mila euro e fino a 350mila euro. Taglio del 35% per la parte eccedente 350mila euro e fino a 500mila euro. Taglio del 40% per la parte eccedente i 500mila euro. L’impatto finanziario stimato dal governo è di 76 milioni (2019), che salgono a 80 milioni (2020) e I83 milioni (2021), la platea interessata si stima sia di 25mila pensionati (sono escluse dal taglio le pensioni di invalidità).

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