Contrattazione

I sindacati all’Abi: il contratto va prorogato al 31 maggio

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di Cristina Casadei

L’accordo firmato la scorsa settimana da Abi e Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin potrebbe essere superato già la prossima settimana, in occasione dell’incontro tra le parti del 13 febbraio. In sintesi l’accordo aveva confermato per tutto febbraio 2019 gli assetti contrattuali in corso, con la volontà di ricercare entro il 28 febbraio le tematiche di maggior rilevanza del rinnovo, in attesa della piattaforma sindacale. Ieri, però, i segretari generali di Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin, hanno deciso di comunicare all’Abi una nuova posizione che prevede la proroga del contratto al 31 maggio del 2019, fatta eccezione per l’ex art.81 comma 6, ossia il ripristino del calcolo del Tfr previsto dalla legge. Il presidente del Casl di Abi Salvatore Poloni ricorda però che «si è condiviso con i sindacati un percorso per individuare le principali tematiche, definendo una serie di incontri nel mese di febbraio, il primo dei quali è già fissato per mercoledì 13. In quella sede valuteremo nel loro insieme i temi del contratto». Per il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, «con la decisione presa dai segretari generali si dice basta agli atteggiamenti dilatori e pilateschi. Siamo arrivati a febbraio e in Abi non si è riuscito a definire in concreto alcunché. Siamo stanchi delle perdite di tempo e dei riti giurassici che ancora attanagliano la contrattazione di settore». Non si può aspettare oltre, secondo Sileoni e «non si possono firmare accordi o protocolli e un secondo dopo sparargli contro; non si possono perseguire spiccioli interessi politici e non assumersi mai la responsabilità di decidere».

Il riferimento è al fatto che il percorso delle tematiche rilevanti è stato sostenuto pubblicamente, in particolare, dalle banche e da Fabi, First, Unisin, mentre il segretario generale della Fisac, Giuliano Calcagni ha parlato di piattaforma come unica base negoziale. Senza che nella controparte vi fosse alcuna presa di posizione rispetto all’intesa appena raggiunta. La piattaforma, però, ancora non c’è: le sigle confidano comunque di arrivare all’approvazione da parte delle assemblee dei lavoratori entro fine aprile. Intanto, però, i sindacati, oltre alla nuova proroga, chiedono il ripristino della base di calcolo del Tfr. Come spiega il segretario generale della First Cisl, Riccardo Colombani, «con il contratto del 2012 il tfr dei bancari ha incominciato a essere calcolato su tre voci tabellari, mentre sono rimaste escluse varie altre casistiche prima considerate. Fin qui, in media su ogni dipendente le banche hanno risparmiato circa 690 euro l’anno. Nell’ultimo biennio il sistema bancario ha recuperato almeno 200 milioni di euro ogni anno, di cui 150 solo nei primi dieci gruppi bancari. Oggi non esistono più le condizioni di emergenza che hanno portato le parti sociali alla riduzione della base di calcolo del Tfr e quindi il Tfr deve tornare pieno». I sindacati insomma cominciano a battere cassa dal Tfr. Sileoni sottolinea che «le condizioni che hanno permesso di contenere i costi del Tfr nel vecchio contratto, con una norma transitoria, non ci sono più, visti gli utili distribuiti dai grandi gruppi ai propri azionisti e vista la solidità del settore dichiarata dai banchieri». «Occorre - aggiunge Emilio Contrasto di Unisin - restituire ai lavoratori quanto messo nel tempo a disposizione per il risanamento del settore». A questo punto, per Sileoni «la piattaforma di rivendicazione sarà la bussola da seguire per il rinnovo, a tutela del lavoro e della categoria».

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