Contratti & contrattazione collettivaEditoriale

Apprendistato di alta formazione e contrattazione collettiva

di Michele Tiraboschi

N. 3

Guida al Lavoro

La scarsa diffusione dell'apprendistato di alta formazione e ricerca dipende dalla complessità dello strumento, che integra imprese, sistemi formativi e politiche pubbliche; una contrattazione attiva potrebbe trasformarlo in una leva strategica contro lo skill mismatch e a supporto dell'innovazione

Merita particolare attenzione, tra gli operatori e i cultori delle relazioni industriali, l'accordo dello scorso 13 gennaio 2026 tra Agens e Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Ugl Ferrovieri, FAST-Confsal Sindacato, ORSA Ferrovie di disciplina del contratto di apprendistato di alta formazione e ricerca. Sebbene già regolata dalla legge Biagi del 2003 e poi perfezionato con il testo unico dell'apprendistato del 2011, recepito con qualche modifica nel Jobs Act del 2015, questa forma contrattuale resta ancora oggi poco conosciuta e soprattutto poco applicata. Meno di mille apprendisti di alta formazione e ricerca ci dicono i dati INAPP - INPS e i monitoraggi ADAPT estesi anche al lavoro pubblico. E questo a fronte di una carenza di figure professionali specialistiche e altamente qualificate, capaci di guidare le imprese nelle molteplici transizioni in atto.

La questione del mancato decollo dell'apprendistato di alta formazione e ricerca non è mai stata la mancanza di una cornice normativa sufficientemente chiara ma l'assenza di una regolazione collettiva di attuazione delle norme di legge con riferimento ai punti di maggiore criticità dell'istituto e cioè trattamenti retributivi, inquadramento contrattuale e professionale, formazione.

Lo studio sistematico dei contratti collettivi mostra come meno di un settore su tre dispone oggi di una disciplina compiuta dell'apprendistato duale nelle sue diverse articolazioni (osservatorio fareContrattazione ADAPT). Nella maggioranza dei casi, l'istituto è assente, regolato solo parzialmente o rinviando genericamente alla legge o ad accordi di livello generale. Il risultato è che l'apprendistato di alta formazione e ricerca resta una opzione oltremodo residuale e apparentemente rischiosa in assenza di una previsione collettiva.

Questa difficoltà è in parte spiegabile con la natura stessa dello strumento. L'apprendistato di alta formazione e ricerca non è un semplice contratto (generosamente) incentivato, ma un dispositivo di integrazione tra sistemi diversi. Mette in relazione imprese, università, istituzioni dell'alta formazione tecnica (ITS), territori e politiche pubbliche. Consente al giovane di essere contemporaneamente studente e lavoratore, alternando tempi di studio e tempi di lavoro sulla base di piani formativi condivisi. È proprio questa funzione di integrazione, potenzialmente molto efficace, a renderlo però complesso da attuare in assenza di una progettazione puntuale.

Le differenze settoriali confermano questo quadro. In alcuni comparti industriali strutturati l'apprendistato di alta formazione è stato disciplinato solo in tempi recenti, dopo lunghi periodi di rinvio. In altri settori strategici e ad alta intensità di manodopera l'attenzione resta concentrata esclusivamente sull'apprendistato professionalizzante, mentre l'alta formazione viene relegata a sperimentazioni locali o a previsioni non operative. Ancora più evidente è il paradosso nei settori avanzati dei servizi, della finanza, delle telecomunicazioni e della logistica, dove la domanda di competenze elevate cresce rapidamente ma l'apprendistato di alta formazione e ricerca è quasi del tutto assente.

In questo contesto, la contrattazione collettiva rappresenta la variabile decisiva. Laddove resta inerte o si limita a replicare le prescrizioni minime di legge in materia di trattamenti economici – i salari degli apprendisti duali sono inferiori di oltre la metà quelli dei lavoratori ordinari – l'istituto resta inattuato. Al contrario, nei casi in cui entra nel merito, chiarendo contenuti formativi, profili professionali, ruoli di tutoraggio e modalità di integrazione tra lavoro e studio, l'apprendistato di alta formazione diventa concretamente utilizzabile e funzionale a costruire competenze.

Alcune esperienze recenti mostrano che questo passaggio è possibile. Il già citato accordo sottoscritto da Ferrovie dello Stato e organizzazioni sindacali ha definito una disciplina articolata dell'apprendistato di alta formazione e ricerca, collegandolo ai fabbisogni professionali emergenti, ai percorsi universitari e tecnici e ai processi di innovazione. Non mancano anche esperienze aziendali analogo per quanto la disciplina della materia resti di competenza del CCNL di riferimento. Da ricordare, nel settore dell'energia, è l'accordo quadro di Enel che ha introdotto l'apprendistato di alta formazione come strumento strutturale, utilizzabile sia per percorsi universitari sia per l'alta formazione tecnica, integrandolo con sistemi di tutoraggio e con una progettazione formativa condivisa.

Queste esperienze non rappresentano certo una tendenza consolidata della contrattazione collettiva, ma indicano una direzione possibile. L'apprendistato di alta formazione e ricerca può diventare una leva efficace di politica occupazionale ma anche di una politica industriale aperta alla innovazione ma solo laddove sostenuta da relazioni sindacali in grado di assumersi la responsabilità della progettazione e anche della sua attuazione. In assenza di questa capacità, il rischio è duplice. Da un lato, i percorsi formativi restano scollegati dai contesti produttivi. Dall'altro, si alimenta, come da tradizione italica, un utilizzo distorto dell'istituto dell'apprendistato come semplice lavoro a basso costo, privo di reale contenuto formativo.

Alle parti sociali è chiesto di interpretare un ruolo che va oltre la regolazione del rapporto di lavoro in senso stretto, intervenendo sui contenuti della formazione, sulle competenze strategiche e sulla organizzazione dei percorsi di ingresso qualificato nel mercato del lavoro così che il dibattito sullo skill mismatch non resti una diagnosi condivisa a livelli di principio, ma poi sistematicamente priva degli strumenti necessari per tradursi in soluzioni operative.

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