Previdenza

Doppia ipotesi anzianità per tentare il post-Fornero

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di Davide Colombo

Il capitolo pensioni ci sarà nella prima legge di Bilancio firmata dal governo gialloverde. Lo hanno assicurato il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e il ministro Giovanni Tria. Il capitolo non comprenderà l’intervento di incisione sulle pensioni oltre i 4mila euro netti al mese (cosiddette “d’oro”, oggetto di una proposta di legge parlamentare) ma cercherà d’impostare il percorso per il graduale superamento della riforma Fornero, per usare l’espressione più cara ai leader della maggioranza. Il come non è ancora noto.

Il ritorno ai pensionamenti di anzianità con quota 100 (e 64 anni di età) ha un costo stimato, a seconda della combinazione dei vari modelli di calcolo, che oscilla tra i 4 e i 14 miliardi annui, con una crescita degli assegni che potrebbe superare quota 1,1 milioni l’anno. Troppo per gli equilibri di bilancio. L’alternativa che nelle ultime settimane ha preso corpo è così quella di un ripristino dell’uscita di anzianità per tutti garantito con 42 anni di contributi (nel 2019 a legislazione vigente il pensionamento sarà possibile con 43 anni e 3 mesi per gli uomini e 42 anni e 3 mesi per le donne) invece che con quota 41 e 6 mesi, come prevede la proposta elaborata a suo tempo dalla Lega. Una soluzione non sgradita a diversi ambienti della maggioranza (anche se ufficialmente quota 41 resta al momento “intoccabile”).

Per i tecnici che stanno lavorando a questi dossier il sistema delle quote dovrebbe essere accompagnato, anche come deterrente alle uscite anticipate, dal ripristino del superbonus targato Maroni: accredito direttamente ed esentasse in busta paga dei contributi previdenziali (33% per i lavoratori dipendenti) per chi, pur avendo maturato i requisiti per il pensionamento, decide di rinviare per un massimo di 3 anni l’uscita.

A tutte queste ipotesi di ritorno alle anzianità si aggiungono quelle sull’aumento degli assegni Inps inferiori alla soglia dei 780 euro al mese, indicata nel contratto di governo come nuovo minimo di “cittadinanza”. Su questo fronte, che si intreccia con il progetto di avvio del Reddito di cittadinanza, per il momento si sa solo che sono in corso ricognizioni su tutto il sistema delle prestazioni assistenziali (dalle intergrazioni al minimo alle pensioni e gli assegni sociali). L’obiettivo è quello di introdurre la prova dei mezzi (utilizzando l’Isee) per il riconoscimento di queste prestazioni future. Mentre per l’adeguamento di quelle vigenti l’esercizio fondamentale è trovare le risorse necessarie (si parla di circa 4 miliardi). Simulazioni sono in corso su entrambi i fronti e si sa che gli eventuali risparmi ottenuti con la correzione attuariale delle pensioni over 4mila euro netti al mese si alimenterà un Fondo per rafforzare le minime. Sempre che questa proposta di legge arrivi davvero in porto.

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