Welfare

L’assegno unico aumenta per figli piccoli e famiglie numerose

Stabilizzate dalla legge di bilancio anche alcune maggiorazioni in favore di famiglie con figli disabili

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di Giovanni Esposito

La legge di Bilancio 2023, ai commi 357-358 dell’articolo 1, interviene sull’assegno unico universale - beneficio erogato dall’Inps dal 1° marzo 2022 – incrementando l’importo per i figli più piccoli e stabilizzando alcune maggiorazioni in favore di famiglie con figli disabili.

In particolare, con decorrenza dal 1° gennaio 2023:

per ciascun figlio di età inferiore a un anno, la quota variabile modulare, rivalutata dell’indice del costo della vita, è incrementata del 50% (l’importo ordinario oscilla tra un massimo di 175 euro, con Isee fino a 15.000 euro, e un minimo di 50 euro con Isee pari o superiore a 40.000 euro oppure assente);

l’incremento del 50% viene riconosciuto anche per ogni figlio di età compresa tra uno e tre anni per i nuclei con tre o più figli e Isee fino a 40.000 euro;

la maggiorazione mensile per i nuclei familiari con 4 o più figli, pari a 100 euro mensili per nucleo, è incrementata del 50%;

Diventano permanenti:

l’importo di 175 euro mensili per ciascun figlio a carico con disabilità, senza limiti di età;

le maggiorazioni, per ciascun figlio disabile di età compresa fra 18 e 21 anni, pari a 105 euro mensili in caso di non autosufficienza, a 95 euro mensili in caso di disabilità grave e a 85 euro mensili in caso di disabilità media;

nel caso di nuclei con almeno un figlio a carico con disabilità, l’incremento di 120 euro al mese degli importi della maggiorazione prevista per i nuclei familiari con Isee non superiore a 25.000 euro e percezione nel 2021 degli assegni nucleo familiare.

Conseguentemente sono state eliminate le maggiorazioni precedentemente previste dal 2023 per ciascun figlio con disabilità.

Nella pratica per ciascun minore, fino a un anno di vita, la modifica comporta una rideterminazione degli importi spettanti che va da 262 euro al mese nel caso di Isee inferiori a 15.000 euro (+50%*175) a 75 euro al mese (+50%*50) nel caso di Isee uguali o superiori a 40.000 euro. Pari valori vengono riconosciuti per i nuclei con tre o più figli per ciascun figlio di età compresa tra uno e tre anni, per livelli di Isee fino a 40.000 euro. Se i figli sono almeno quattro, si sommano ulteriori 150 euro.

Nel caso di figli disabili, per effetto delle maggiorazioni in base al grado di non autosufficienza (105 euro, 95 euro e 85 euro), gli importi variano da un massimo di 367 euro al mese per figlio (non autosufficiente e Isee fino 15.000 euro) - cui vanno aggiunti 120 per nucleo (Isee fino a 25.000 euro) - a un minimo di 160 euro al mese (con disabilità media e Isee superiore a 40.000).

L’assegno cresce in maniera direttamente proporzione al numero dei figli e alla presenza di disabilità, ovvero inversamente all’Isee e all’età dei figli.

Gli importi definitivi saranno comunicati prossimamente con una circolare dell’Inps, anche per tenere conto della rivalutazione legata all’aumento del costo della vita, che sarà resa nota con decreto ministeriale entro la metà di gennaio, ma fin da ora ragionevolmente stimabile intorno all’8 per cento. Pertanto, la quota variabile modulare dovrebbe subire un incremento da un massimo di 14 euro con Isee fino a 15.000 euro e 4 euro con Isee pari o superiore a 40.000 euro.

Gli aumenti spettanti saranno conseguentemente erogati a partire dalla mensilità di febbraio 2023, fatto salvo il diritto a eventuali conguagli decorrenti da gennaio 2023. Dal 1° marzo 2023, coloro che nel corso del periodo gennaio 2022 - febbraio 2023 abbiano presentato una domanda per l’assegno unico, accolta è in corso di validità, beneficeranno dell’erogazione d’ufficio della prestazione da parte dell’Inps, senza dover presentare una nuova domanda. Resta obbligatorio, invece, il rinnovo dell’Isee per poter usufruire dell’importo superiore al minimo.

Si stima che le modifiche comporteranno una maggiore spesa annua a regime superiore a 700 milioni di euro, finanziata con le risorse liberate prima con la revisione e poi con l’abrogazione del reddito di cittadinanza.

Gli effetti delle nuove regole

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