Previdenza

Quota 100, «scivolo» fino a cinque anni con fondi aziendali

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di Davide Colombo e Marco Rogari

Un finanziamento a carico delle imprese, fino a un massimo di cinque anni, per garantire il ritiro anticipato di lavoratori senior in esubero, con un apposito incentivo per favorire ricambi generazionali. Sembra destinato ad assumere questo profilo minimo la “quota 100” cui stanno lavorando i tecnici del governo in vista della predisposizione della legge di Bilancio. Una misura con cui il ministero dell’Economia vorrebbe esaurire il capitolo previdenziale per un impegno di maggiore spesa comunque inferiore a 1,5 miliardi. Uno schema in netto contrasto con l’obiettivo della maggioranza, in particolare della Lega, di far scattare “quota 100” con 62 anni di età e 38 di contributi per tutti i lavoratori a partire dal prossimo anno. Per non dire della “pensione di cittadinanza” su cui insistono i Cinquestelle.

L’ipotesi di una soluzione minima per una “quota 100” dedicata in una prima fase solo ad alcune categorie è stata al centro di un incontro tecnico ieri in via XX Settembre al quale hanno partecipato, tra gli altri l’esperto ascoltato dalla Lega, Alberto Brambilla e il tecnico del lavoro Gianpiero Falasca. L’idea (anticipata sul Sole24Ore) prevede l’utilizzo dei fondi di solidarietà attivi in diversi settori come il credito, le assicurazioni, il trasporto pubblico o il neonato “fondo Tris” del settore chimico-farmaceutico. Ma c’è anche sul tavolo l’idea di attivare un fondo ad hoc, fuori dal perimetro Inps (si è pensato anche a Fondimpresa, oggi destinato alla formazione), su cui convogliare il gettito di un’aliquota aggiuntiva che le aziende potrebbero sottoscrivere volontariamente. Il fondo sarebbe alimentato in parte dallo Stato, mentre a fronte del versamento contributivo volontario le aziende potrebbero beneficiare di una forma di incentivazione fiscale. Considerando i lavoratori di età compresa tra i 62 e i 64 anni, la platea dei potenziali beneficiari è di poco inferiore alle 400mila unità nel 2019, circa 230mila nel settore privato e il resto nella Pa. «Dobbiamo immaginare di creare qualche flessibilità in uscita perché ci sono dei lavori particolari o persone con problemi di salute» ha spiegato ieri Brambilla a margine di un convegno al Cnel. «In generale - ha aggiunto - in nessun paese c’è un’età fissa. Dobbiamo creare una flessibilità strutturale , utilizzando i fondi di solidarietà delle imprese, e dall’altra parte creare un po’ di flessibilità in uscita. Se è ben calibrato è un intervento compatibile con i conti pubblici». Se questa soluzione minima dovesse incassare il via libera di Salvini e Di Maio sarà interessante verificarne la maggiore convenienza rispetto all’Ape aziendale, mentre è già certo che il nuovo strumento sarebbe meno oneroso dell’isopensione, il ritiro anticipato fino a 7 anni pagato interamente dall’azienda in attesa della maturazione della pensione, che era stato introdotto dalla riforma Fornero.

Ieri intanto Lega e M5S hanno raggiunto un accordo politico anche sulla misura di taglio delle cosiddette «pensioni d’oro». Ora il limite di reddito è stabilito a 4.500, soglia oltre la quale verrebbe effettuato un taglio per riequilibrare l’assegno al livello dei contributi versati. Il testo del progetto di legge, compreso il meccanismo di abbattimento basato sulle età, per il momento non cambierebbe.

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