Mancano pochi giorni alla scadenza del versamento dei contributi dei lavoratori domestici - colf, badanti e baby sitter - per il primo trimestre 2022, fissata al prossimo 11 aprile. E chi non avesse ancora adeguato la paga ai livelli definiti a livello nazionale per il 2022, può farlo con il cedolino di marzo, corrispondendo gli arretrati per gennaio e febbraio scorsi. I datori di lavoro coinvolti (ovviamente quelli in regola) sono 992mila.

Il versamento

Il versamento dei contributi va eseguito trimestralmente secondo le seguenti scadenze: dal 1° al 10 aprile per il 1° trimestre; dal 1° al 10 luglio per il secondo trimestre; dal 1° al 10 ottobre per il terzo trimestre e dal 1° al 10 gennaio per i pagamenti relativi al quarto e ultimo trimestre. I pagamenti vanno effettuati entro le scadenze tramite gli avvisi di pagamento PagoPa inviati direttamente dall’Inps o tramite specifiche procedure online. Se l’ultimo giorno disponibile per il versamento cade di domenica o durante una festività, il termine è spostato al primo giorno utile (come in questo caso).

In caso di mancato pagamento o di pagamento effettuato in ritardo, vengono applicate le relative sanzioni pecuniarie determinate dall’Inps. Ma se il datore di lavoro si trovasse in presenza di crediti per importi versati in eccesso o per doppi versamenti a favore dello stesso lavoratore, in uno stesso trimestre, avrebbe diritto a chiedere il relativo rimborso.

Come si determina il calcolo

Per determinare l’importo totale dei contributi da versare per ciascun trimestre occorre essere a conoscenza di alcuni valori:

la retribuzione oraria effettiva del lavoratore domestico, data dalla paga oraria e dalla quota di tredicesima;

le ore contributive del trimestre, calcolate considerando la settimana lavorativa da domenica a sabato, spostando quindi al trimestre successivo tutte quelle ore che si trovano a cavallo tra due mesi;

le ore settimanali retribuite: per le settimane con più di 24 ore retribuite, il contributo è fisso, mentre per quelle con 24 ore o meno la contribuzione è individuata da scaglioni stabiliti in base alla paga oraria effettiva. Anche il tipo di contratto influisce sul conteggio dei contributi, perché sono stabiliti importi contributivi diversi a seconda che il rapporto di lavoro sia a termine oppure a tempo indeterminato.

I datori di lavoro che versano regolarmente i contributi all’Inps possono godere di un vantaggio fiscale: i contributi possono infatti essere dedotti dal reddito fino a 1.549,36 euro.

In caso di cessazione del rapporto, il lavoratore domestico ha diritto al versamento dei contributi relativi a ferie non godute e al preavviso, entro i dieci giorni successivi alla cessazione stessa.

La Cassa colf

L’assistenza sanitaria è attiva per tutti i lavoratori domestici tramite la Cassa colf prevista dal Ccnl. L’iscrizione scatta dal primo giorno del trimestre per il quale inizia il versamento dei contributi e non è dovuta alcuna comunicazione all’ente o all’Inps. Il contributo di finanziamento è di 0,02 euro a carico del lavoratore e 0,04 euro a carico del datore, per ogni ora: questi importi si versano trimestralmente insieme ai contributi Inps.

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