A due mesi e mezzo dall’avvio degli Isac (indicatore sintetici di affidabilità contributiva) e dopo 20.038 lettere di compliance inviate alle aziende dei primi due settori a cui vengono applicati, quelle riferite ad almeno uno scostamento significativo sono 4.861, mentre 15.177 non ne hanno, quelle con almeno uno scostamento lieve sono 12.307 e 7.731 non hanno anomalie. Nel 75% dei casi lo scostamento dell’indicatore riguardante le giornate di lavoro teoriche e quelle dichiarate come lavorate nei flussi uniemens è minimo o assente (compreso tra 0 e 99 giornate), un dato che deve essere letto anche alla luce delle dimensioni medie contenute del campione oggetto di analisi, mentre per un ulteriore 20% lo scostamento è compreso tra 100 e 499 giornate. La maggior forza lavoro dipendente stimata tramite gli indicatori è circa il 16% delle giornate lavorate complessive dichiarate dalle imprese.
Questi alcuni numeri illustrati da Antonio Pone, direttore generale vicario e da Pasquale Caccavale, dirigente area manageriale vigilanza documentale della direzione centrale entrate dell’Inps nella tavola rotonda che si è svolta nella seconda giornata del Festival del lavoro in cui l’istituto di previdenza e ministero del Lavoro hanno fatto un primo punto dell’applicazione degli indicatori alle imprese del commercio alimentare all’ingrosso e alle strutture ricettive alberghiere ed extra alberghiere. Ciò alla vigilia del primo tavolo, previsto per settimana prossima al ministero del Lavoro, nell’ambito del quale si individueranno gli ulteriori sei settori a cui verranno estesi gli Isac, come anticipato da Marinella Colucci, esperto legislativo del ministro del Lavoro.
Le cause dello scostamento
Dalle risposte (circa 800) già fornite dalle aziende che hanno ricevuto le lettere emerge che uno degli elementi di scostamento è causato dall’esternalizzazione di parte dell’attività lavorativa tramite appalti o altre forme contrattuali. A questo riguardo, l’Inps ha precisato che al momento non sono disponibili banche date che consentano di intercettare queste scelte in fase di elaborazione degli Isac e quindi la situazione viene ricostruita a posteriori, a fronte delle indicazioni fornite dalle singole aziende. Indicazioni che è opportuno documentino e quantifichino le fasi di lavoro che sono state esternalizzate.
Altre risposte, invece, non sono sufficienti a giustificare gli scostamenti: tra queste la generica stagionalità per le strutture alberghiere, ad esempio, dato che gli indicatori hanno tenuto conto di questa particolarità, così come l’apporto lavorativo dei soci che non rientrano nei dipendenti, dato che anche questa variabile è stata considerata. Fuori dal monitoraggio, per il momento, sono gli adeguamenti spontanei delle aziende, cioè le decisioni prese dalle stesse per rientrare nei parametri pur senza rispondere all’Inps.
Nessun rischio di ispezioni automatiche
In ogni caso va ricordato che le anomalie non comportano conseguenze negative per le imprese e accertamenti ispettivi automatici ma che, anzi, la norma prevede una forma di premialità per chi rientra nei parametri, tra cui l’esclusione dai soggetti da ispezionare. «La compliance - ha affermato Pone - è il futuro, in quanto Inps ha una disponibilità crescente di dati in formato digitale, che potrebbero essere utilizzati per molte valutazioni. La scelta di percorrere la strada della compliance comporta il fatto che tali dati vengono usati in modo trasparente e collaborativo, invece di farli diventare un innesco per attività di vigilanza ispettiva senza contraddittorio preventivo con le aziende e gli intermediari» .

