Il lavoratore che impugna un licenziamento orale ha l’onere di provare, da un lato, la cessazione del rapporto lavorativo e, dall’altro lato, che la risoluzione sia effettivamente ascrivibile a un atto di volontà datoriale. Ne discende che la mancanza di una prova certa sulla volontà espulsiva del datore di lavoro fa cadere la tesi del licenziamento intimato in forma verbale. Queste le conclusioni cui è giunto il Tribunale di Napoli Nord con sentenza 994/2026 del 6 marzo.
La vicenda riguarda un lavoratore...

