Il Decreto 1° maggio introduce il concetto di “salario giusto”, parametrato ai Ccnl stipulati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative, rafforzando il contrasto al dumping contrattuale e richiamando l’art. 36 Cost. Pur restando incertezze interpretative, la novella potrebbe agevolare l’attività ispettiva dell’INL e l’uso della diffida accertativa per recuperare differenze retributive.
Federico Avanzi è autore del primo paragrafo, Eugenio Erario Boccafurni del secondo paragrafo (Il testo è frutto del pensiero dell’Autore, non rappresentando il punto di vista dell’Agenzia di appartenenza).
Il “salario giusto”, fra ratio, (in)certezze e novità
Dopo aver "soppresso" il tentativo di introdurre nell'ordinamento un salario minimo legale (Cfr. XI Commissione Lavoro della Camera, emendamento soppressivo del 28 novembre 2023 alla Proposta di legge del 4 luglio 2023, n. 1275), lasciando al contempo cadere la delega che inverava l'art. 36 Cost. mediante rinvio ai CCNL «maggiormente applicati in riferimento al numero delle imprese e dei dipendenti» (art. 1, comma 2 l. 26 settembre 2025, n. 144), l'Esecutivo, al fine di concretizzare l'anzidetto ...


