L'ordinanza affronta in modo organico l'interposizione illecita di manodopera nei processi di esternalizzazione produttiva. La Corte ribadisce che l'opposizione a verbale ispettivo introduce un giudizio sul rapporto e non sull'atto, riconosce libera valutabilità alle dichiarazioni rese agli ispettori, irrigidisce i requisiti dell'appalto labour intensive, nega che la subfornitura possa schermare l'eterodirezione dei lavoratori e conferma l'imponibilità delle indennità di trasferta corrisposte a chi lavora stabilmente presso il committente. Il contributo ne ricostruisce gli snodi, li raffronta con la giurisprudenza di legittimità e di merito e ne segnala i profili problematici.

Cass. civ., Sez. Lav., ord. 6 ottobre 2026, n. 26315

Inquadramento della vicenda processuale e questioni preliminari

La controversia trae origine dall'opposizione proposta da una società operante nella lavorazione e nel confezionamento delle carni avverso un verbale di accertamento della Direzione Territoriale del Lavoro. Il verbale contestava un'interposizione illecita di manodopera in relazione al personale formalmente impiegato da una società cooperativa. Tale personale operava in forza di un contratto di subfornitura, avente ad oggetto scotennamento, toelettatura, incassamento e macinatura delle carni, e di...

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