La sindrome da burnout rappresenta una delle principali criticità del lavoro contemporaneo, aggravata dalla diffusione di modelli organizzativi ad alta intensità, dalla digitalizzazione continua e dalla crescente platea dei cosiddetti "lavoratori invisibili": addetti amministrativi, operatori di back office, caregiver aziendali, lavoratori frammentati nelle filiere, personale in appalto, remote worker e dipendenti privi di reale riconoscimento organizzativo. Il fenomeno non riguarda soltanto il benessere individuale, ma incide su produttività, assenteismo, turnover, contenzioso e responsabilità datoriale in materia di salute e sicurezza. Si analizza il burnout con particolare riferimento agli obblighi di prevenzione del datore di lavoro, alla gestione dei rischi psicosociali e alle misure organizzative oggi ritenute maggiormente efficaci.

Nel lessico giuslavoristico tradizionale, il rischio professionale è stato per lungo tempo associato prevalentemente ai pericoli fisici, meccanici o ambientali; negli ultimi anni, tuttavia, la centralità della salute mentale nei luoghi di lavoro ha imposto una revisione profonda delle categorie interpretative, laddove stress cronico, sovraccarico emotivo, iperconnessione digitale, isolamento relazionale e perdita di significato del lavoro costituiscono oggi fattori di rischio concreti e misurabili...

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