Il personale dell’Ispettorato del lavoro non può accedere alle banche dati dell’Inps, con conseguenze in termini di efficienza ed efficacia dell’attività di contrasto all’illegalità in ambito lavorativo. Invece i dati dell’Inl e dell’Inail sono accessibili al personale degli altri enti. La nascita dell’Ispettorato nazionale è stata prevista dal decreto legislativo 149/2015, entrato in vigore il 24 settembre di due anni fa.

Il nuovo soggetto deve coordinare l’attività degli ispettori confluiti in esso dal ministero del Lavoro e di quelli di Inail e Inps, che invece sono rimasti in forza ai rispettivi istituti, con l’obiettivo di evitare la sovrapposizione degli interventi e rendere gli stessi più efficaci. Ma dopo due anni le cose ancora non funzionano a dovere. A confermarlo è lo stesso capo dell’Inl, Paolo Pennesi, intervenuto ieri al forum sulla privacy organizzato dalla Fondazione studi e dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro: «Le nostre banche dati, le nostre fonti informative sono tranquillamente accessibili sia per l’Inps, sia per l’Inail. Devo dire con molta franchezza che le banche dati Inail sono assolutamente accessibili e anche le procedure gestionali per le quali stiamo formando i nostri ispettori sulle tematiche assicurative sono tranquille. Il problema obiettivamente rimane con l’Inps, dove questo processo è molto più complicato e difficile per presunte ragioni di privacy. Vedremo come l’Istituto risponderà nelle prossime settimane, nei prossimi mesi».

La risposta è attesa a seguito di un richiamo fatto dal ministero del Lavoro agli enti coinvolti per applicare la normativa e quindi lo scambio dei dati. Come ricorda Pennesi, «l’obbligo di fornire all’Ispettorato l’accessibilità alle banche dati è un obbligo normativo specifico, perché previsto dal decreto legislativo 149/2015».

Il capo dell’Inl ha invece rassicurato sull’inaccessibilità di un altro tipo di dati, quelli relativi ai whistleblower. La disciplina a tutela dei lavoratori che segnalano comportamenti illeciti attuati in azienda prevede la possibilità per i dipendenti stessi di denunciare all’ispettorato se a seguito della denuncia sono stati oggetto di provvedimenti discriminatori. Su questo punto Pennesi è stato netto: «Dichiarazioni dei lavoratori e richieste di intervento fatte ai nostri uffici, firmate e sottoscritte, dalle quali si capisce chi ha richiesto l’intervento per denunciare la situazione, noi non le abbiamo mai date a nessuno e mai lo faremo».

La partecipazione al forum ha consentito di chiarire inoltre alcuni aspetti relativi ai controlli a distanza dei lavoratori, anche alla luce della circolare 5/2018 dell’Inl. Tali controlli possono comprimere il diritto del dipendente alla privacy a fronte di ragioni di carattere organizzativo, produttivo, di sicurezza sul lavoro o di tutela del patrimonio aziendale. Rispetto al passato si dà più spazio alla sussistenza di tali motivi invece che ai tecnicismi applicativi, ha sottolineato Pennesi, a patto che tra le motivazioni dichiarate e quanto poi verificato sul campo ci sia corrispondenza.

Semplificazione che riguarda anche i dati biometrici: se, ad esempio, l’impronta biometrica serve per attivare un macchinario particolare o rilevare le presenze non serve accordo sindacale o autorizzazione dell’Inl.

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