La domanda
Un dipendente con reddito complessivo di 150.000 euro e due figli fiscalmente a carico sostiene nel 2025 le seguenti spese:• Ristrutturazione edilizia: 60.000 euro, sostenuti dopo il 1° gennaio 2025, con una rata annuale di spesa di 6.000 euro e detrazione ipotizzata del 50%.• Spese scolastiche non universitarie (art. 15 comma 1 lett. e) bis): 2.000 euro complessivi, pari a 1.000 euro per ciascun figlio.• Welfare aziendale: rimborso esente di 1.200 euro per le spese scolastiche, ripartito in 1.000 euro per il primo figlio e 200 euro per il secondo.Considerando il plafond dell’art. 16-ter del TUIR di 6.800 euro e la riduzione della detrazione prevista dall’art. 15, comma 3-bis, del TUIR, si chiede di determinare:1. La detrazione IRPEF spettante sulle spese scolastiche rimaste a carico del dipendente;2. Il beneficio economico complessivo derivante dal welfare e dalla detrazione;3. Il costo netto delle spese scolastiche;4. Il beneficio complessivo, includendo anche la detrazione annuale per la ristrutturazione edilizia.L’obiettivo è misurare il potere d’acquisto effettivo del dipendente, distinguendo il rimborso welfare esente dalle detrazioni fiscali.
1. Il caso concreto
La Legge di Bilancio 2025 ha introdotto nuovi limiti alle detrazioni fiscali per i contribuenti con redditi elevati. In questo contesto, il welfare aziendale può rappresentare uno strumento utile per ridurre il costo delle spese scolastiche dei figli.
Consideriamo il caso di un dipendente con un reddito complessivo annuo di 150.000 euro e due figli fiscalmente a carico.
Nel 2025 il dipendente ha sostenuto:
• 60.000 euro di spese per ristrutturazione edilizia, con detrazione...



