L'Archivio nazionale dei contratti collettivi del CNEL si evolve da semplice raccolta di testi a infrastruttura della conoscenza, integrando contratti, dati amministrativi e classificazioni ATECO per facilitare l'individuazione e il confronto dei Ccnl.

Il nuovo sistema offre a imprese, consulenti, sindacati, magistrati e stazioni appaltanti strumenti oggettivi per valutare diffusione, contenuti ed equivalenza dei contratti, contrastando dumping contrattuale e incertezze applicati

Negli ultimi anni il dibattito sul lavoro si è concentrato soprattutto sulle regole: salario minimo, contrasto al dumping contrattuale, trasparenza retributiva, appalti pubblici. Il legislatore è intervenuto più volte nella convinzione che la soluzione dei principali problemi del mercato del lavoro dipendesse dalla introduzione di nuove disposizioni normative. Minore attenzione è stata invece dedicata a una questione apparentemente secondaria, ma altrettanto decisiva: la qualità e attendibilità delle informazioni sulle quali quelle stesse regole sono chiamate a operare.

Eppure un mercato del lavoro complesso non si governa soltanto attraverso la produzione di norme. Richiede infrastrutture capaci di organizzare informazioni, integrare dati, rendere confrontabili fenomeni che fino a ieri venivano osservati separatamente. È in questa prospettiva che va letta la recente riorganizzazione dell'Archivio nazionale dei contratti collettivi del CNEL che ora risulta ancora più efficace anche in termini di fruibilità per l'utente grazie al rinnovato portale istituzionale del CNEL.

Per lungo tempo l'Archivio ha svolto una funzione essenziale di raccolta e conservazione dei testi dei contratti collettivi nazionali di lavoro. Oggi, senza rinunciare a questa missione, cambia prospettiva. Non organizza più soltanto documenti, ma informazioni utili a risolvere i problemi che quotidianamente affrontano consulenti del lavoro, imprese, organizzazioni sindacali, magistrati, ispettori e stazioni appaltanti. È un cambiamento culturale prima ancora che tecnologico: il valore dell'Archivio non si misura più (spesso in negativo) dal numero dei contratti in esso depositati, ma dalla capacità di rendere quel patrimonio concretamente utilizzabile.

L'esempio più evidente riguarda l'individuazione del contratto collettivo applicabile. Tradizionalmente la ricerca partiva dal nome del contratto e dalla esperienza del professionista. La nuova organizzazione ribalta questa impostazione. Il punto di partenza diventa il mercato nel quale opera l'impresa, attraverso il passaggio dai vecchi settori CNEL alla classificazione ATECO, consentendo di individuare i contratti presenti in quel settore, confrontarne i campi di applicazione e valutarne la reale diffusione. Non è un dettaglio tecnico. Significa riconoscere che la contrattazione collettiva va letta dentro i mercati del lavoro e non come una semplice sommatoria di testi negoziali.

La stessa prospettiva consente di superare molte semplificazioni che hanno caratterizzato il dibattito degli ultimi anni. Il tema della proliferazione dei contratti collettivi ne è un esempio. Per lungo tempo il numero dei contratti depositati è stato assunto come indice della frammentazione del sistema. L'integrazione dell'Archivio con i dati UNIEMENS dell'INPS mostra invece una realtà diversa: poco meno di cento contratti regolano la quasi totalità dei rapporti di lavoro del settore privato, mentre centinaia di altri presentano una diffusione estremamente limitata. Il problema, dunque, non è il numero dei contratti, ma la loro effettiva capacità regolativa. È un cambiamento di prospettiva che restituisce al dibattito una base empirica, sottraendolo alle contrapposizioni ideologiche.

La stessa logica ispira il codice alfanumerico unico del contratto collettivo, destinato a collegare, grazie anche alle innovazioni normative del c.d. decreto 1° maggio, contratto individuale, comunicazioni obbligatorie, denunce contributive, busta paga e Archivio nazionale. In una stagione nella quale acquistano crescente rilievo il principio della trasparenza retributiva e il controllo sul cosiddetto "salario giusto", l'identificazione certa in busta paga del contratto applicato diventa una condizione essenziale per verificare la correttezza del trattamento economico e normativo riconosciuto al lavoratore.

Non meno significativa è la funzione delle nuove schede contratto che accompagnano ciascun testo contrattuale di settore vigente o ultrattivo. Il loro obiettivo non è semplificare il contenuto dei CCNL, ma renderli confrontabili attraverso criteri omogenei. Il confronto non riguarda più soltanto i minimi retributivi, ma l'intero sistema di tutele compresa la bilateralità, la previdenza complementare e l'assistenza sanitaria. È un approccio destinato ad assumere crescente rilievo tanto nella analisi del dumping contrattuale quanto nei giudizi di equivalenza richiesti dal Codice dei contratti pubblici. È questo, del resto, il presupposto di una collaborazione stabile tra CNEL e ANAC per supportare le stazioni appaltanti nella corretta individuazione dei contratti collettivi e nella valutazione dell'equivalenza delle tutele.

La riorganizzazione dell'Archivio assume così un significato che va ben oltre l'innovazione amministrativa. Per troppo tempo il dibattito sulle relazioni industriali e sulla contrattazione collettiva si è sviluppato in assenza di una infrastruttura pubblica capace di integrare testi contrattuali, dati amministrativi e informazioni statistiche. Da questa carenza sono nate molte delle semplificazioni che hanno accompagnato il confronto pubblico: la rappresentatività misurata per percezioni, il dumping ridotto ai soli minimi salariali, la frammentazione identificata con il numero dei contratti, l'equivalenza delle tutele affidata quasi esclusivamente all'esperienza dei singoli operatori.

La conoscenza non sostituisce l'autonomia delle parti sociali, né elimina la complessità delle relazioni industriali. Consente però che il confronto si sviluppi su basi oggettive e verificabili. È probabilmente questa la funzione più importante che oggi sono chiamate a svolgere le istituzioni pubbliche del lavoro: non produrre soltanto nuove regole, ma costruire le infrastrutture della conoscenza senza le quali anche le migliori riforme rischiano di rimanere sulla carta.

È pur vero che, ancora oggi, la contrattazione collettiva viene normalmente descritta come una fonte sui generis del diritto del lavoro. È certamente anche questo. Ma questa definizione non basta più a spiegare il ruolo che essa svolge nell'economia contemporanea. Particolarmente efficace, al riguardo, è la metafora del "metabolismo del lavoro" coniata dal Presidente del CNEL, Renato Brunetta. Come il metabolismo di un organismo trasforma continuamente energia, nutrienti e informazioni per mantenerlo in vita e adattarlo ai cambiamenti, così la contrattazione collettiva trasforma continuamente le esigenze della economia, della tecnologia e della società in regole concrete che governano e rendono sostenibile il lavoro evitando che la persona degradi a merce. È la contrattazione collettiva, infatti, che attribuisce valore economico alle professionalità; aggiorna i sistemi di classificazione del lavoro; redistribuisce gli incrementi di produttività; disciplina orari, formazione, welfare, partecipazione; accompagna le innovazioni organizzative e tecnologiche; adatta continuamente il mercato del lavoro ai cambiamenti dell'economia. Ecco perché la contrattazione collettiva non è semplicemente una "fonte" del diritto.

Per molti anni conoscere la contrattazione collettiva ha significato cercare un contratto. Oggi significa poter ricostruire, in pochi passaggi, il rapporto tra attività economica, contratto applicato, diffusione del contratto, sistemi di classificazione, trattamenti economici e regole che governano il mercato del lavoro. È questo il salto di qualità introdotto dal nuovo Archivio del CNEL: trasformare un patrimonio documentale in uno strumento di lavoro quotidiano, capace di accompagnare concretamente l'attività di chi, ogni giorno, applica, interpreta, confronta e controlla la contrattazione collettiva.

Per il consulente del lavoro questo significa poter individuare con maggiore sicurezza il contratto coerente con l'attività economica della impresa e verificarne immediatamente il campo di applicazione, il radicamento e i principali contenuti. Per il direttore del personale significa poter confrontare sistemi contrattuali diversi, verificare gli inquadramenti professionali e orientare con maggiore consapevolezza le scelte organizzative. Per le organizzazioni sindacali significa disporre di strumenti oggettivi per leggere le dinamiche della contrattazione, confrontare i trattamenti economici e individuare eventuali fenomeni di dumping contrattuale. Per le stazioni appaltanti significa poter individuare il contratto di riferimento sulla base della classificazione ATECO, utilizzare le schede predisposte secondo i criteri dell'Allegato I.01 del Codice dei contratti pubblici e affrontare i giudizi di equivalenza su una base informativa comune e verificabile. Per gli ispettori del lavoro, i magistrati e gli studiosi significa poter collegare, per la prima volta, contratti collettivi, dati amministrativi e sistemi classificatori all'interno di una medesima infrastruttura della conoscenza.

È questo, probabilmente, il risultato più importante della nuova organizzazione dell'Archivio del CNEL. Non sostituire la contrattazione collettiva, né orientarne gli esiti, ma metterla finalmente nelle condizioni di essere conosciuta, confrontata e utilizzata per ciò che realmente è: il principale strumento attraverso il quale il sistema economico organizza, giorno dopo giorno, il lavoro. Perché solo ciò che è realmente conoscibile può diventare anche trasparente, verificabile e, in ultima analisi, meglio garantire le esigenze di certezza delle imprese e degli operatori senza che questo vada a discapito della tutela della persona che lavora e delle istanze di legalità.

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