La tutela del lavoratore disabile si è progressivamente estesa dal divieto di licenziamento alla garanzia di condizioni di lavoro che favoriscano la piena integrazione e l'assenza di rischi discriminatori anche indiretti, attraverso l'ampliamento dell'obbligo di applicazione degli "accomodamenti ragionevoli". Sono inoltre previste molte tutele indirette prevalentemente basate sul riconoscimento di permessi e congedi retribuiti e(o indennizzati funzionali ad accertamenti o cure. Anche la contrattazione collettiva nazionale ha introdotto significative agevolazioni aggiuntive e l'interpretazione giurisprudenziale è intervenuta a rafforzare i processi di assegnazione delle mansioni. Sono inoltre disponibili alcune agevolazioni strutturali per i datori di lavoro, a compensazione parziale degli aggravi gestionali. Mancano forse adeguate formule di politica c.d. passiva del lavoro ovvero trattamenti indennitari che considerino la specificità delle condizioni lavorative dei disabili e la necessità di sostenerne il reddito nei frequenti periodi di non lavoro.
1. L'evoluzione del quadro normativo europeo e nazionale
La legislazione europea - intervenendo ripetutamente ed anche in anni recenti - ha progressivamente incrementato le misure di tutela del personale disabile[1], nell'ambito di un più ampio processo di elaborazione normativa antidiscriminatoria riferita a tutte le categorie di lavoratori considerate più esposte, per ragioni soggettive, al rischio di penalizzazioni indebite, dirette ed indirette, del rapporto di lavoro. In particolare alla disciplina già rinvenibile:
- nell'art.15 della Legge n.300 ...


