Con una inedita dotazione iniziale di quasi cinque miliardi e mezzo di euro, Gol ha raggiunto e superato in anticipo tutti i target assegnati, con oltre quattro milioni di beneficiari presi in carico e più di seicentomila persone formate. Elementi positivi e aspetti da migliorare sono stati messi in evidenza nella prima giornata del Festival del lavoro, con una tavola rotonda che ha visto il confronto tra Massimo Temussi, direttore generale delle politiche attive del ministero del Lavoro, direttori di Regioni, presidente e direttore della Fondazione dei consulenti del lavoro. I diversi punti di vista nazionali e regionali convergono su almeno tre punti positivi.
Il primo è la governance multilivello che ha garantito l’organizzazione delle politiche attive del lavoro in un quadro nazionale unitario, con target condivisi e sistemi informativi integrati, in un assetto di sussidiarietà verticale tra Ministero e Regioni e orizzontale verso gli operatori privati accreditati. La condivisione mensile dei dati di avanzamento ha rafforzato il rapporto tra Stato, Regioni e Province autonome. Inoltre, aver fissato target nazionali ha realizzato piena solidarietà nazionale perché il superamento degli obiettivi di alcune amministrazioni regionali ha compensato quello opposto di altre regioni.
Il secondo è la trasformazione delle politiche attive da programma a sistema, con erogazione di panieri di servizi alle persone quali livelli essenziali delle prestazioni da garantire a tutti i cittadini sull’intero territorio nazionale. Da questo punto di vista, altro elemento qualificante è stata l’integrazione tra politiche formative e quelle di inserimento lavorativo. La formazione è stata configurata come parte integrante del percorso di politica attiva, rendendo evidente la necessità di organizzare i percorsi formativi in moduli da calibrare sulla base dei profili e dei bisogni di supporto delle singole persone.
Il terzo è la configurazione del Pnrr come programma a risultato e non di spesa, con obiettivi definiti, a scadenze prefissate, che hanno rappresentato anche lo strumento per monitorare l’efficacia delle politiche costruite dalle Regioni attraverso i propri piani di attuazione.
Invece non privo di margini di miglioramento è il rapporto pubblico-privato e la valorizzazione degli esiti occupazionali.
Il confronto ha trattato anche la prospettiva del dopo Gol, rispetto alla quale è stato condiviso che la prima esigenza è di assicurare continuità finanziaria alla riforma affinché l’infrastruttura costruita nel quadriennio scorso non si dissolva con la chiusura del Pnrr. A questo scopo, la programmazione comunitaria 2021-2027 può essere riprogrammata per dare continuità al sistema costruito, traguardando quella 2028-2034 il cui negoziato deve ancora entrare nel vivo.
In estrema sintesi, la vera sfida del dopo Gol è garantire continuità alle politiche attive utilizzando lo stesso metodo, ossia schema nazionale come minimo comune multiplo dei sistemi regionali, sul quale le Regioni potranno aggiungere e curvare ulteriori servizi, secondo le caratteristiche dei territori. Altrimenti si rischia di compromettere la capacità dei servizi pubblici e privati di mantenere quanto costruito finora, pregiudicando al possibilità di poter fruire di strumenti di politica attiva nel lavoro lungo il corso della vita, soprattutto ora che le transizioni digitale e verde si sommano alla crisi demografica.

