Può un’organizzazione definirsi sostenibile se non è in grado di prendersi cura delle persone che ogni giorno contribuiscono alla sua crescita?

Negli ultimi anni le imprese hanno imparato a misurare quasi tutto: produttività, marginalità, impatto ambientale, turnover, engagement. Tuttavia, continua a esistere una variabile determinante per la competitività che solo recentemente sta entrando nelle strategie aziendali: la capacità dell’organizzazione di promuovere e preservare nel tempo la salute, il benessere e il potenziale delle proprie persone.

Lo stesso concetto stesso di sostenibilità è chiamato a evolvere. Non può più limitarsi alla tutela delle risorse ambientali o alla solidità economica dell’impresa, ma deve includere anche la capacità di preservare nel tempo la risorsa più preziosa di ogni organizzazione: le persone. Perché non può esistere crescita duratura se chi contribuisce a renderla possibile vede progressivamente ridursi il proprio livello di salute, energia, motivazione o capacità di esprimere il proprio potenziale.

Un approccio che crea valore non solo per l’impresa, ma anche per la società, in quanto organizzazioni più sane generano comunità più resilienti, inclusive e capaci di affrontare le sfide del futuro. Una visione che trova nella corporate longevity la sua applicazione in azienda: un modello organizzativo che riconosce la salute delle persone come una leva strategica di competitività e di creazione di valore nel lungo periodo.

La relazione tra salute e competitività è oggi sempre più evidente. L’Organizzazione mondiale della sanità stima che depressione e ansia determinino ogni anno la perdita di circa 12 miliardi di giornate lavorative, con un impatto economico globale di 1.000 miliardi di dollari in termini di produttività. Il McKinsey Health Institute evidenzia inoltre che investire nella salute della popolazione attiva potrebbe generare fino a 11.700 miliardi di dollari di valore economico globale ogni anno, favorendo produttività, engagement, attrazione e retention dei talenti e innovazione. A livello aziendale, il costo della non-salute è altrettanto concreto: burnout e disengagement possono arrivare a costare oltre 20.000 dollari l’anno per dipendente, tra perdita di produttività, turnover e presenteismo.

Questa trasformazione è resa ancora più urgente da alcuni cambiamenti profondi che stanno attraversando il mondo del lavoro. L’allungamento della vita lavorativa richiede di mantenere le persone in salute più a lungo. L’aumento dell’obesità, delle patologie croniche e dei disturbi legati allo stress e alla salute mentale incide sulla continuità lavorativa, sulla produttività e sulla qualità della vita. Allo stesso tempo, in un mercato del lavoro caratterizzato da talenti sempre più difficili da attrarre e trattenere, la qualità dell’esperienza lavorativa rappresenta un elemento distintivo.

Anche il ruolo delle direzioni Hr è destinato a evolvere. Non sono più chiamate soltanto a gestire persone, competenze e processi, ma a contribuire alla costruzione di organizzazioni capaci di creare valore nel lungo periodo anche attraverso la salute delle proprie persone.

Da questa prospettiva nasce una proposta: affiancare agli indicatori economici, ambientali e sociali oggi utilizzati dalle organizzazioni anche un possibile “Kpi della corporate longevity”. Non un nuovo adempimento, ma uno strumento di consapevolezza manageriale per misurare la capacità di un’impresa di creare le condizioni affinché le persone possano lavorare in salute, sviluppare il proprio potenziale e contribuire alla crescita dell’organizzazione nel lungo periodo. Misurare significa infatti riconoscere che la salute delle persone non è soltanto un obiettivo organizzativo, ma una leva di sviluppo economico e sociale.

La corporate longevity traduce questo principio in un modello concreto di organizzazione. È il paradigma su cui Dr.Feel, primo e unico servizio di lifestyle healthcare che supporta aziende e persone nella prevenzione e nella gestione proattiva della salute, ha sviluppato il proprio approccio. La salute non viene considerata un benefit o una risposta al bisogno, ma un fattore strategico di competitività e resilienza. L’obiettivo è creare organizzazioni in cui le persone possano lavorare più a lungo, meglio e in salute, grazie a modelli che integrano prevenzione, accesso facilitato ai servizi sanitari, utilizzo dei dati e promozione di stili di vita salutari.

È questa la visione che stiamo contribuendo a sviluppare, insieme a un numero crescente di imprese, attraverso Dr.Feel: accompagnare le organizzazioni in un percorso che trasforma la salute da costo da gestire a investimento strategico. In tale prospettiva, la corporate longevity diventa uno strumento concreto per realizzare la sostenibilità umana, creando ambienti di lavoro capaci di generare benessere, continuità e valore nel tempo.

La sostenibilità umana non è una responsabilità esclusiva delle direzioni Hr o dei sistemi sanitari. È una sfida che riguarda imprese, istituzioni e mondo del lavoro nel suo complesso. La longevità delle organizzazioni non dipenderà soltanto dalla loro capacità di innovare, ma anche da quella di creare le condizioni affinché le persone possano rimanere in salute, esprimere il proprio potenziale e contribuire nel tempo alla crescita dell’impresa e della società. Perché investire nella salute delle persone significa, in ultima analisi, investire nella sostenibilità del nostro futuro.

Gli autori sono, rispettivamente, Ceo di Dr.Feel e presidente di Aidp

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