Pubblichiamo l’introduzione alla guida “Welfare aziendale. Tutte le novità e le regole operative per costruire un sistema di benefit conveniente per dipendenti e imprese”, di Massimo Brisciani, in edicola dal 17 settembre e disponibile online su https://24oreprofessionale.ilsole24ore.com/24orepro/welfare-aziendale.html.
Il welfare non è più considerato una semplice voce di costo o un beneficio accessorio rispetto alla retribuzione, ma rappresenta oggi uno strumento strategico nelle politiche di gestione e valorizzazione delle risorse umane. La Guida del Sole “Welfare aziendale” ne ricostruisce il quadro normativo, fiscale e contributivo, offrendo una chiave di lettura sistematica per orientare le scelte datoriali in un contesto in continua evoluzione.
Il welfare aziendale, sistema di iniziative promosso dal datore di lavoro per il benessere del lavoratore, è un fenomeno che si sviluppa in Italia già a partire dagli anni Sessanta. All’inizio si tratta di una scelta di pochi imprenditori illuminati che, animati da una volontà di protezione (spesso d’impronta paternalistica) del proprio “capitale umano”, introducono forme concrete di aiuto ai lavoratori e alle loro famiglie: dall’asilo nido alle biblioteche aziendali, dalle attività ricreative alle colonie climatiche per i figli dei dipendenti. Sono le grandi imprese manifatturiere del triangolo industriale, in particolare, a fungere da laboratorio di queste prime esperienze, spesso concepite come estensione naturale della comunità di fabbrica e come strumento per rafforzare il legame identitario tra lavoratore e impresa.
Nei decenni successivi, anche per effetto del progressivo arretramento del welfare pubblico (che dalla sanità all’istruzione si trova a fare i conti con la contrazione delle risorse disponibili), i datori di lavoro in numero sempre crescente offrono ai propri dipendenti misure di sostegno più articolate e complete. A stimolare l’intervento privato, complementare e a volte sostitutivo della mano pubblica, contribuisce anche il legislatore, che introduce consistenti vantaggi fiscali e contributivi sia per le aziende promotrici degli interventi di welfare che per i dipendenti beneficiari, ma solo per le misure di carattere collettivo. L’articolo 51 del Testo Unico delle imposte sui redditi, con le successive modifiche apportate dalle leggi di Stabilità 2016 e 2017, diventa il perno normativo attorno al quale si struttura il sistema di esenzioni e agevolazioni che ancora oggi disciplina la materia, ampliando progressivamente il novero dei beni e servizi qualificabili come welfare e chiarendo i confini applicativi grazie a una copiosa prassi interpretativa dell’agenzia delle Entrate.
È in questo contesto normativo rinnovato che il welfare aziendale conosce negli ultimi anni una crescita significativa e una progressiva diffusione anche presso le piccole e medie imprese, tradizionalmente meno strutturate per intraprendere simili percorsi. L’impulso della contrattazione collettiva, sia nazionale che di secondo livello, favorisce questa espansione, così come l’affermarsi di piattaforme digitali e di operatori specializzati (i cosiddetti welfare provider) che semplificano la gestione amministrativa dei piani di welfare, rendendo accessibili anche alle realtà di minori dimensioni strumenti un tempo riservati ai grandi gruppi. Si diffondono così i piani di welfare cosiddetti “à la carte”, che consentono al lavoratore di comporre liberamente, entro un budget assegnato, il proprio paniere di beni e servizi tra un’offerta ampia e diversificata: dai rimborsi per l’istruzione dei figli alle coperture sanitarie integrative, dai buoni spesa e carburante agli abbonamenti per il trasporto pubblico, fino agli strumenti di previdenza complementare.
Anche le finalità del welfare nel corso degli anni cambiano: da strumento per sostenere i lavoratori e le loro famiglie esso diventa un fattore di attrazione dei lavoratori nel mercato del lavoro (c.d. attraction) e di trattenimento (c.d. retention) e fidelizzazione delle risorse, fino addirittura, in tempi più recenti, una leva di motivazione e miglioramento della performance aziendale. Il welfare cessa così di essere percepito come una mera voce di costo o come un beneficio accessorio rispetto alla retribuzione, per assumere il ruolo di componente strutturale della politica di gestione delle risorse umane, integrata negli obiettivi strategici dell’impresa.
La pandemia da Covid-19 e la diffusione del lavoro agile hanno ulteriormente accelerato questa evoluzione, ponendo al centro dell’attenzione temi fino ad allora marginali nel dibattito sul welfare aziendale, quali il benessere psicologico dei lavoratori, la conciliazione tra vita professionale e vita privata, la sostenibilità dei carichi di lavoro e la cura dei familiari non autosufficienti. Parallelamente, l’affermarsi di logiche di sostenibilità ambientale, sociale e di governance (Esg) ha portato molte imprese a inserire il welfare aziendale tra gli strumenti di attuazione delle proprie politiche di responsabilità sociale, in un’ottica che supera la dimensione meramente retributiva per abbracciare valori più ampi di equità, inclusione e sostenibilità.
A questo quadro si aggiungono, nell’ultimo biennio, ulteriori spinte evolutive di matrice sia interna che sovranazionale: da un lato l’attenzione crescente verso il tema della trasparenza retributiva, culminata nel recepimento della Direttiva (Ue) 2023/970 e nell’introduzione di nuovi obblighi informativi e di parità a carico dei datori di lavoro; dall’altro il progressivo affermarsi, anche nel dibattito tra gli addetti ai lavori, del concetto di “welfare integrato”, quale approccio che supera la logica del singolo strumento isolato per ricondurre a sistema, in una visione organica e coerente con la strategia d’impresa, le diverse leve a disposizione del datore di lavoro: dalla retribuzione variabile alla previdenza e sanità integrativa, dalla flessibilità organizzativa alla formazione, fino agli strumenti di conciliazione vita-lavoro.
La presente Guida si propone di ricostruire, con taglio al tempo stesso tecnico e divulgativo, il quadro normativo, fiscale e contributivo del welfare aziendale, offrendo al consulente del lavoro, al responsabile delle risorse umane e, più in generale, a chiunque sia interessato alla materia, compreso il lavoratore beneficiario, uno strumento operativo aggiornato alle più recenti evoluzioni legislative e di prassi, oltre che una chiave di lettura sistematica utile a orientare le scelte datoriali in un ambito in costante e rapida trasformazione.


