Ogni cento assunzioni previste dalle imprese quasi una su due è considerata di difficile reperimento. Sono ormai mesi che il cosiddetto “mismatch”, vale a dire il mancato incrocio tra domanda e offerta di lavoro, viaggia stabilmente sopra il 40%, con un aumento quasi doppio rispetto al periodo pre Covid.

L’ultimo dato diffuso da Unioncamere-Anpal è relativo al mese di maggio, e indica una difficoltà di reperimento del personale ricercato dalle imprese pari al 46,1%, 7,8 punti in più rispetto a un anno fa, soprattutto a causa della mancanza di candidati. Un’altra ragione è la preparazione non in linea con le richieste imprenditoriali. Tra le figure di più difficile reperimento il Borsino delle professioni del Sistema Informativo Excelsior segnala per le professioni tecniche e ad elevata specializzazione gli ingegneri e i tecnici in campo ingegneristico (rispettivamente 61,0% e 65,2%), i tecnici della salute (63,1%), i tecnici della gestione dei processi produttivi (63,0%) e i tecnici della distribuzione commerciale (58,7%). Tra le figure degli operai specializzati si distinguono gli operai specializzati addetti alle rifiniture delle costruzioni, dove il mismatch ha raggiunto il 73,5%, i fonditori, saldatori, lattonieri, calderai, montatori di carpenteria metallica (72,2%), i meccanici artigianali, montatori, riparatori, manutentori macchine fisse/mobili (72,1%) e i fabbri ferrai costruttori di utensili (71,5%).

In media le aziende impiegano quasi 4 mesi a reperire il profilo di cui hanno bisogno. Il 16,8% dei profili ha necessità di una ricerca tra 6 e 12 mesi, per l’8,1% la selezione supera i 12 mesi (con le relative conseguenze in termini di perdita di «valore aggiunto»). Un esercizio in tal senso è stato svolto sempre da Unioncamere-Anpal che ha stimato i costi per i diversi settori dell’economia derivanti dal minor «valore aggiunto» prodotto a causa dell’inserimento ritardato delle professioni difficili da reperire. I dati si riferiscono al 2022, dove il mismatch medio è stato del 40%. Ebbene, considerando una tempistica di difficoltà di reperimento compresa tra 2 e 12 mesi, si è stimata per l’anno scorso una perdita di valore aggiunto di 37,7 miliardi di euro, pari al 3,1% di quanto generato complessivamente dalle filiere dell’industria e dei servizi inserite nel campo d’osservazione dell’indagine Excelsior.

Il fenomeno purtroppo rischia di aumentare nei prossimi anni in considerazione dei macro-trend che stanno già cambiando il mercato del lavoro: la transizione digitale e green e l’andamento demografico. In particolare il trend demografico che, com’è noto, comporterà sia un aumento dei flussi pensionistici e quindi delle uscite dal mercato del lavoro, sia una riduzione del numero di persone in età lavorativa per l’invecchiamento della popolazione. Secondo le previsioni Istat fino al 2030 la popolazione di 18-58enni diminuirà ad un tasso dell’1% annuo, aumentando lo shortage gap per mancanza di lavoratori che possano sostituire quelli in uscita.

Il punto è che il mercato del lavoro sta resistendo, e il mismatch rischia di pesare molto (se non si interviene per invertire il trend). A maggio, sempre secondo gli ultimi dati previsionali Unioncamere-Anpal, sono previsti circa 467mila contratti di assunzione (di durata superiore ad un mese o a tempo indeterminato) programmati dalle aziende. Se si allarga lo sguardo fino a luglio sono oltre 1,5 milioni le richieste per il trimestre maggio-luglio. Sono numeri che corrispondono ad un incremento di oltre 22mila unità rispetto a maggio 2022 (+5,1%) e di 16mila unità sul corrispondente trimestre (+1,1%). Segnali positivi arrivano dall’industria che in totale programma 132mila entrate a maggio e oltre 400mila nel trimestre maggio-luglio, con una crescita rispettivamente del 33,1% (+33mila ingressi) e del 24,2% (+78mila) rispetto al 2022. In frenata, invece, i servizi che hanno trainato in precedenza il mercato del lavoro e ricercano a maggio circa 335mila lavoratori, oltre 1,1 milioni entro luglio, con una flessione rispettivamente del -3% (-10mila ingressi) e del -5,1% (-62mila ingressi) sul 2022.

Il mismatch cresce nonostante sia aumentata la richiesta di profili da assumere con contratto a tempo indeterminato (+11,9 %), crescono anche i contratti a termine e stagionali (+ 5,7%), mentre diminuiscono i contratti di collaborazione (-18,7%) o a partita Iva (-13,1%).

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