L’incontro di oggi al ministero del Lavoro avrà per protagonisti le due associazioni datoriali del comparto domestico, Domina e Fidaldo (della quale fanno parte Assindatcolf, Nuova Collaborazione, Adlc, Adld) e i sindacati Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl, Uiltucs-Uil e Federcolf, che hanno firmato il contratto collettivo del settore, sottoscritto l’8 settembre 2020 e già in scadenza il prossimo 31 dicembre.

L’obiettivo è trovare un accordo tra due posizioni al momento distanti: le associazioni che rappresentano le famiglie datrici di lavoro domestico sono preoccupate che un aumento eccessivo dei costi possa far scivolare i rapporti di lavoro nel nero o nel grigio (cioè con meno ore dichiarate all’Inps di quelle effettivamente lavorate dagli assistenti familiari), in un settore dove oltre la metà dei rapporti è già nel sommerso. A ciò si aggiunge il fatto che molti datori di lavoro domestico sono pensionati e l’adeguamento delle pensioni nel 2023 arriverà al massimo al 7,3%, per gli assegni più bassi.

I sindacati, dal canto loro, reclamano l’adeguamento delle paghe all’inflazione, come previsto dal Ccnl, e mettono l’accento sul fatto che i lavoratori domestici sono meno tutelati di altri, ad esempio sul fronte della malattia, della maternità, delle pensioni.

«Una chiusura a riccio delle parti sindacali, con i forti aumenti dell’inflazione di quest’anno non sarebbe produttiva», spiega Andrea Zini, presidente di Assindatcolf. «Per venire incontro alle esigenze delle famiglie - continua - già alle prese con i rincari di prezzi e bollette, Assindatcolf ha chiesto ai sindacati, tramite la Fidaldo, di scaglionare l’aumento delle retribuzioni nel corso del 2023, riconoscendo un 25% ogni tre mesi».

Secondo Lorenzo Gasparrini, segretario generale di Domina, «è giusto riconoscere in maniera adeguata il lavoro degli assistenti familiari, senza creare conflittualità fra le parti. Lo Stato - aggiunge - potrebbe provare a sostenere di più l’impegno delle famiglie che assumono il personale domestico in regola, come previsto anche dal Family Act, magari con un occhio di riguardo per chi ha la necessità di avere un’assistenza, perchè anziano o non autosufficiente».

Il segretario generale del sindacato Federcolf, Rita De Blasis, fa notare che «negli anni scorsi, quando l’adeguamento delle retribuzioni all’inflazione era di poco superiore all’1%, non ci sono mai stati aumenti maggiori di quella soglia. Ora è giusto che ci si attenga alla previsione del contratto collettivo. In sede di rinnovo del Ccnl - continua - si potrà ragionare su una revisione dei minimi, che magari preveda una diluizione degli incrementi nel tempo».

Paolo Andreani, segretario generale Uiltucs-Uil, fa notare che «il potere di acquisto di una badante nel 2022 è scivolato verso il basso di una mensilità».

E Aurora Blanca, segretaria nazionale della Fisascat-Cisl con delega al lavoro domestico, sottolinea che «l’adeguamento delle retribuzioni degli assistenti familiari è un atto dovuto, per restituire potere di acquisto ai salari».

Riproduzione riservata Ⓒ