Tra i contratti registrati al Cnel uno su due è scaduto e in attesa di essere rinnovato. Basta questo numero a indicare che il 2023 sarà un anno intenso per quanto riguarda la contrattazione. Una stagione negoziale sulla carta fitta di scadenze che si inserisce in un contesto economico inedito rispetto al passato e connotato dal caro vita. Così, nell’archivio nazionale dei contratti collettivi di lavoro, istituito presso il Consiglio nazionale dell’Economia e del lavoro, al 12 dicembre 2022 (ultimo aggiornamento), i contratti del settore privato sono 955, di cui 591 erano in scadenza al 31 dicembre 2022 (61,9%). Se a questi si sommano quelli pubblici, i contratti registrati sono 1.004.
Tuttavia per avere un’analisi numericamente più dettagliata dobbiamo fare un passo indietro e verificare quanto indicato dal XXIV Rapporto del mercato del lavoro e Contrattazione collettiva, da cui emerge che i rinnovi sottoscritti da categorie associate a Cgil, Cisl e/o Uil sono 208, pari al 22% del totale dei contratti del settore privato, e coprono il 97,1% dei lavoratori (12.463.736). I contratti sottoscritti da categorie associate a Ugl, Cisal, Confsal o Ciu sono 407, pari al 43% del totale dei contratti del settore privato, e coprono il 6,6% dei lavoratori. Infine, i contratti sottoscritti da categorie associate a sindacati non rappresentati al Cnel sono 347, cioè il 36,7% del totale dei contratti del settore privato depositati, e coprono lo 0,3% dei lavoratori.
«La negoziazione c’è stata – spiega Michele Dalla Sega, ricercatore Adapt – anche se, in qualche caso, le trattative sono andate avanti più a rilento. L’anno appena chiuso ha visto ad esempio il rinnovo di un settore importante che è l’industria metalmeccanica. In questo caso non ha rinnovato solo l’industria ma anche la piccola impresa e le aziende artigiane».
Ha confermato la sua tradizione di relazioni improntate alla concertazione il settore chimico e farmaceutico «che – prosegue – hanno addirittura firmato in anticipo. L’estate scorsa ha rinnovato tutto il comparto dell’energia, dall’elettricità al gas e acqua, fino al petrolio. Unendo i diversi fronti, si può quasi dire che ci sia stata un’accelerazione». Questo è stato possibile perché, in molti casi, i contratti più piccoli di un dato settore hanno fatto riferimento come accade spesso alla piattaforma del rinnovo più rappresentativo.
E quest’anno? La partita più importante sia in termini di lavoratori e di aziende, sia di temi sul tavolo è quella che riguarda il rinnovo del Terziario. Dentro ci sono infatti il commercio, il turismo, gli studi professionali. E qui bisognerà capire quale dei modelli finora delineati si sceglierà per fissare gli incrementi salariali: se, cioè, percorrere la strada presa dai metalmeccanici, ovvero fissare dei minimi con dei meccanismi di allineamento ex post, oppure una cifra senza ri-allineamento, o infine il ri-allineamento graduale.
Al di là dei numeri, ovvero i 591 contratti scaduti, e al di là del fatto che a cercare un accordo sarà un settore articolato come il Terziario, il nodo più importante è capire come sarà affrontata la questione salariale, sia per i nuovi contratti, sia per quelli siglati. «Quella che ci aspetta – spiega Tiziano Treu, presidente del Cnel – non sarà una normale scadenza. Il problema saranno gli aspetti salariali, dal momento che, con l’inflazione al 10%, non resiste alcun contratto». Ci si muove dunque dentro uno scenario profondamente incerto, nel quale bisognerà capire le conseguenze di questa fiammata inflazionistica sui contratti.
Un’ipotesi su come muoversi può essere la soluzione individuata dai tedeschi per gestire questa fase, «la medesima – prosegue Treu – che suggerisco io: un’una tantum per quest’anno». Nessun intervento dunque in questo momento sull’ancoraggio all’Ipca, «meglio aspettare – dice Treu – di capire quello che accadrà. Poi, quando avremo le idee più chiare, decideremo come cambiare». Anche perché per quanto tutti gli indicatori sembrino suggerire che «il picco dell’inflazione è stato toccato e quindi si andrà verso un calo, questo calo non sarà certo immediato e ci vorrà del tempo».
In ogni caso, intanto, ci sono i settori energivori che sono decisamente più in sofferenza di altri. C’è, dunque, un tema generale che riguarda l’inflazione e uno più specifico che attiene al modello di sviluppo di alcuni comparti, nel pieno della transizione ecologica.

