Adempimenti

Certificazione di parità per 1.300 sedi aziendali

Sono 305 le imprese che hanno già ottenuto l’attestazione, per 1.300 sedi o siti produttivi. Sono in arrivo 5,5 milioni di fondi per le Pmi che vogliono accedere alla certificazione

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di Valentina Melis

I 5,5 milioni di finanziamenti in arrivo per sostenere le piccole e medie imprese a ottenere la certificazione della parità di genere e il rafforzamento della stessa certificazione nell’ambito del Codice degli appalti che entrerà in vigore il 1° luglio sono i due ultimi passi nel cammino della certificazione di parità, entrato nel vivo poco meno di un anno fa. Si tratta dell’attestazione (su base volontaria) per le aziende che adottano azioni mirate a ridurre il gap di genere, prevista dal Pnrr e introdotta nel nostro ordinamento dalla legge 162/2021, alla quale è legato anche uno sgravio contributivo (dell’1%, fino a 50mila euro all’anno per il 2022).

La partecipazione economica delle donne alla vita della società, attraverso l’inclusione nel mondo del lavoro, è infatti uno storico punto di debolezza dell’Italia, che ha un tasso di occupazione femminile di 18 punti percentuali inferiore rispetto a quello maschile, con divari fra le Regioni (si veda la mappa qui a fianco). Una maggiore partecipazione al lavoro delle donne può essere stimolata anche da policy adeguate nelle aziende per gestire le differenze di genere, favorire la conciliazione tra vita privata e professionale, tutelare la maternità e il mantenimento del posto anche dopo la nascita dei figli.

Il Pnrr ha destinato dieci milioni di euro al sistema di certificazione della parità di genere, partito il 1° luglio 2022 con la pubblicazione del decreto attuativo (del 29 aprile 2022). La certificazione viene rilasciata alle aziende da organismi accreditati, in base agli obiettivi indicati dalla prassi Uni/PdR 125:2022 (in sei aree: cultura e strategia, governance, processi Hr, opportunità di crescita e inclusione delle donne in azienda, equità remunerativa per genere, tutela della genitorialità e conciliazione vita-lavoro).

LE DIFFERENZE NEL TERRITORIO

Il bilancio

Finora - fa sapere il Dipartimento per le Pari Opportunità - hanno acquisito la certificazione della parità di genere 305 imprese.

I dati di Accredia, l’ente italiano di accreditamento che abilita gli organismi a rilasciare la certificazione, rivelano che l’attestato è stato attribuito a oltre 1.300 sedi aziendali o siti produttivi: una banca, una catena retail o un’azienda con diversi stabilimenti possono infatti chiedere l’attestazione non solo per la sede centrale ma anche per singole filiali o siti produttivi nel territorio.

Gli organismi accreditati a rilasciare la certificazione alle aziende sono 34 (inoltre 13 hanno presentato la domanda e sono in attesa di risposta).

«C’è un interesse crescente per l’accreditamento, che rivela l’interesse delle aziende per la certificazione di parità», spiega Emanuele Riva, vice direttore generale e direttore del dipartimento certificazione e ispezione di Accredia. «L’approccio “gentile” che è stato adottato dalla prassi di riferimento è positivo: gli obiettivi da raggiungere sono modulati in base alle dimensioni delle aziende, escludendo da alcuni target le micro e le piccole imprese».

DIFFERENZA FRA TASSO DI OCCUPAZIONE MASCHILE E FEMMINILE

Gli incentivi

Per accompagnare le piccole e medie imprese a ottenere la certificazione di parità sono in arrivo 5,5 milioni dei dieci complessivamente destinati dal Pnrr a tutto il sistema. I fondi serviranno a erogare contributi fino a 12.500 euro Iva compresa alle Pmi che otterranno la certificazione. Gli aiuti saranno distribuiti in base al numero di addetti e al numero di giornate di audit necessarie a rilasciare l’attestazione. Le risorse non vanno versate direttamente alle aziende, ma agli organismi di certificazione, sotto forma di “rimborso” per il lavoro svolto.

Proprio per questo il Dipartimento delle Pari Opportunità ha già emanato un primo bando che serve a raccogliere entro il 30 giugno le candidature degli organismi accreditati interessati ad aderire alla misura di agevolazione delle micro, piccole e medie imprese prevista dal Pnrr, che saranno inseriti in un elenco ad hoc (24 hanno già aderito). La gestione dell’elenco è affidata a Unioncamere, che supporterà il Dipartimento anche nell’erogazione dei pagamenti, per i costi di certificazione della parità di genere ad almeno 450 Pmi. Inoltre, curerà l’assistenza tecnica e l’accompagnamento alla certificazione per mille imprese (obiettivi da raggiungere entro giugno 2026).

Infine, una modifica al Codice degli appalti appena entrata in vigore lega le premialità attribuite alle aziende dalle stazioni appaltanti per le politiche a favore della parità di genere proprio alla certificazione introdotta dalla legge 162/2021.

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