Adempimenti

Con l’intelligenza artificiale più tempo per gestire meglio i dipendenti

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di Matteo Prioschi

L’intelligenza artificiale consentirà di alleggerire alcune attività di gestione del personale, liberando tempo per interagire di più con le persone.

La coesistenza tra intelligenza umana e quella artificiale è il tema del quarantottesimo congresso nazionale dell’Aidp (Associazione italiana per la direzione del personale) che si apre oggi ad Assisi, con la partecipazione di circa 800 persone. Numeri che, sottolinea la presidente dell’associazione, Isabella Covili Faggioli, testimoniano come, in un momento non facile per i corpi intermedi, dare ai professionisti non solo le competenze, ma anche gli strumenti e le opportunità per fare networking e scambiare idee, premia.

Quali interrogativi pone ai responsabili delle risorse umane l’utilizzo dell’intelligenza artificiale?
Tutte le innovazioni possono essere una grande opportunità se vengono viste come uno strumento: è la persona che deve utilizzare la tecnologia e non adeguarsi ad essa. In questa prospettiva l’intelligenza artificiale può migliorare la qualità del lavoro. Chi si occupa di risorse umane ha mille attività pratiche da svolgere e un buon supporto informatico può liberare tempo per dedicarsi alle persone, che oggi più di ieri hanno bisogno di attenzione, per quanto riguarda la formazione, la digitalizzazione e non solo. Si deve lavorare sulla motivazione e prima ancora sulle condizioni che permettono alle persone di fare la differenza in azienda. Si deve avere tempo per ascoltare i collaboratori e dare loro quello che serve, anche in termini di welfare per esempio.

Le attività stesse di gestione del personale sono a rischio di essere sostituite dall’intelligenza artificiale?
Per alcune attività, come lo screening iniziale dei curricula, la tecnologia può essere utile. Ci sono dei requisiti richiesti ai candidati che possono essere riscontrati in questo modo. Questo è un aspetto positivo perché lascia più tempo per valutare quello che l’intelligenza artificiale non può fare, cioè sapere se effettivamente si ha bisogno di quella persona in particolare, perché la decisione finale sull’individuo deve essere sempre fatta da una persona. Ma ci sono spazi di utilizzo dell’intelligenza artificiale anche per l’attività di valutazione della formazione erogata, per esempio.

Il quadro normativo-regolamentare è adeguato per questa evoluzione?
Così come cambia il modo di lavorare, devono cambiare le norme. Per esempio, quello che prima era considerato un controllo sul lavoratore, oggi può essere un aiuto. Abbiamo abbattuto le barriere del tempo e dello spazio in cui svolgere l’attività lavorativa e non possiamo pensare che le regole restino quelle di quando tutti rispettavano l’orario 9-17.

A mesi dagli ultimi interventi in tema di incentivi e contratti, come giudica il mercato del lavoro?
Il mercato avrebbe voglia di riprendersi dopo un periodo di stasi, ma ci sarebbe bisogno di maggiore chiarezza sulle regole. Le aziende si chiedono, per esempio, se conviene assumere o avviare un rapporto di consulenza, oppure quali incentivi ci sono effettivamente per chi rientra dall’estero. Su questo fronte l’incertezza non aiuta e non consente di pianificare con tranquillità.

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