La relazione COVIP sul 2024 fotografa lo scarso conferimento del TFR alla previdenza complementare. Oltre che a possibili giustificazioni di natura soggettiva-culturale, paiono esserci dati di contesto (dimensione aziende italiane, occupati per classi di età, esigenze di liquidità) che spiegano il faticoso sviluppo del secondo pilastro, mentre i giuristi dibattono attorno a più o meno leciti strumenti di anticipo del trattamento, così distraendolo dalla sua ormai necessaria funzione previdenziale
TFR e liquidità
Come noto, il trattamento di fine rapporto costituisce un tipico elemento della retribuzione di natura differita, di norma cioè in maturazione in costanza di rapporto di lavoro ma percepito alla cessazione (per qualsiasi ragione) dello stesso[1]. Di pari notorietà è la possibilità garantita ai lavoratori, seppur per casi specifici[2], di richiedere anticipi delle quote maturate, in presenza di requisiti ben delimitati (anzianità di servizio minima, percentuale massima di anticipo, irripetibilità ...


