La crisi ambientale, il cambiamento climatico, la pandemia: le emergenze della contemporaneità sono alla base di una evoluzione delle professioni, chiamate a formarsi per rispondere a nuovi bisogni. La flessibilità non è l’unica capacità richiesta: occorre imparare nuovi metodi per leggere i contesti, individuare le dinamiche e affrontarle. Accanto alla specializzazione, c’è bisogno di visioni ampie e interprofessionalità, per mettere a fuoco tutti i risvolti di ogni situazione da fronteggiare. Che si tratti di una controversia legale per gli avvocati, di una consulenza per i commercialisti o di un progetto per architetti e ingegneri.

La domanda di nuova formazione arriva dal basso. Da professionisti desiderosi di reinventarsi. Per questo, da Venezia a Roma, da Napoli a Trento, da Bolzano a Pescara, enti di formazione privati e università propongono master innovativi e nuovi indirizzi che guardano al futuro.

L’evoluzione delle professioni

Formare esperti di acqua ed energia rinnovabile; mobilità sostenibile in ambienti costieri; restauro e conservazione dei beni in aree di crisi climatica e ambientale; pianificazione e progettazione degli spazi marini. La sfida parte da Venezia, che nell’anno accademico 2024-2025 lancerà per le professioni post politecniche nuovi percorsi di laurea che formano ad affrontare il cambiamento climatico. Non si tratta di creare nuove professioni. Piuttosto di allargare le competenze di quelle già esistenti, attraverso un percorso inter ateneo, che trascende i confini delle singole facoltà. «Siamo nell’era della post-sostenibilità e del disequilibrio - spiega Benno Albrecht, rettore dell’università Iuav di Venezia, di ritorno dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, dove il 22 settembre ha parlato di sviluppo in ottica Agenda 2030 -. Affrontare il mercato del lavoro significa confrontarsi con situazioni di continua emergenza in una nuova normalità. Venezia, per la sua stessa fragilità, è stata storicamente un territorio di sperimentazione. Nell’ottica di mantenere viva questa peculiarità favorire il ripopolamento della città attraendo più studenti, abbiamo deciso di puntare su corsi di grande richiamo per i giovani e proiettati al futuro». L’ateneo lavora a stretto contatto con la Fondazione Venezia Capitale mondiale della sostenibilità e le altre università della città e si sta confrontando con il ministero sulla possibilità di istituzionalizzare nuove figure professionali. «In tutti i casi - conclude il rettore - si tratta di umanizzare di nuovo le professioni tecniche e specialistiche e di fornire una nuova capacità progettuale orizzontale e non solo verticale, utile a consulenti di privati, imprese, amministrazioni, enti e organizzazioni complesse».

Gli studi di futuro e complessità

Che si tratti di avvocati, commercialisti, architetti, ingegneri, esperti di comunicazione o consulenti, una delle sfide più impegnative è adottare uno sguardo sistemico. La complessità va affrontata da esperti di sistemi complessi. Una competenza che si può acquisire con corsi specifici, post-laurea o diploma. Se all’estero sono erogati anche dalle università, in Italia sono appannaggio di iniziative private. Fra tutti, il Complexity Institute, associazione di promozione sociale fondata nel 2010 da Marinella De Simone e Dario Simoncini. Il Master Complexity management è un corso annuale (in partenza in questi giorni) che insegna a cogliere le interconnessioni fra eventi, persone e fenomeni. «Insegniamo a cambiare il punto di vista - commenta De Simone -. Perché non esiste mai un bene o un male assoluto, ma ci sono sempre effetti e controeffetti da considerare».

La progettazione post Covid

Dalla progettazione fisica di un manufatto alla progettazione dell’aria. Il post-pandemia fa emergere nuove capacità. Fra tutte, quelle di figure tecniche (solitamente ingegneri) che studiano la fluidodinamica dell’aria nei luoghi indoor.

La materia è insegnata in Ingegneria da anni, ma oggi entra nelle facoltà di architettura. A partire da Roma Tre, dove il 6 ottobre debutta un corso semestrale tenuto dall’architetto Leopoldo Busa sulla qualità dell’aria indoor. Progettare il legno e i nuovi materiali sostenibili per la decarbonizzazione della città è un’altra sfida: a Venezia, per gli studenti della magistrale parte il 18 ottobre un corso di progettazione con il legno. Così accade anche a Bolzano, con un nuovo corso di laurea professionalizzante.

Infine, si afferma sempre di più la progettazione “biofilica degli spazi” per ricreare in ambiente artificiale le atmosfere della natura. A Bolzano è appena conclusa la seconda edizione del Biophilia Camp: il corso, organizzato da Living Future Europe, forma in una full immersion nella natura di cinque giorni professionisti italiani ed esteri in un’esperienza che combina biologia e agile management, architettura e psicologia, ingegneria e sostenibilità rigenerativa. Sul medesimo tema, l’Unicusano ha lanciato quest’anno il primo master in Biophilic Design.

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