Perde il posto di lavoro chi dà del «leccaculo» al capo. E ciò perché da una parte l'offesa al superiore risulta di particolare gravità, laddove è pronunciata anche davanti a una collega, e dall'altra integra l'insubordinazione se costituisce la reazione a una direttiva del responsabile durante la discussione sul piano ferie. Pesa contro l'incolpata, fra l'altro, un precedente disciplinare specifico, considerato «un indice della facilità con cui la dipendente trascende nell'uso di toni e termini chiaramente offensivi».

Cass., sez. lav., ord. 24 luglio 2025, n. 21103

I fatti di causa e il giudizio di merito

Una lavoratrice, a seguito del licenziamento per giusta causa irrogatole dal datore di lavoro nel lontano novembre del 2018, impugnava il provvedimento datoriale domandando la reintegra avanti il Tribunale di Catania, competente quale giudice di prime cure sia nella fase sommaria del procedimento "Fornero", pro tempore applicabile, sia nel successivo giudizio a cognizione piena.

In entrambi i casi il ricorso veniva accolto, sulla scia della considerazione che il fatto contestato sarebbe stato riconducibile...

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